02 giugno - TEATRO KEIROS

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02 giugno

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Domenica 02 Giugno ore 18

Roberta
Piccirillo

Ilaria
Sinicropi

Johann Nepomuk Hummel
(Bratislava 1778 – Weimar 1837)

Programma

 

Johann Nepomuk HUMMEL

Klavierduo op. 87
- Allegro e risoluto assai
- Menuetto: Allegro con fuoco
- Largo
- Finale: Allegro agitato

 

Franz SCHUBERT

Fantasia in fa minore D. 940
- Allegro molto moderato
- Largo
- Allegro vivace
- Allegro molto moderato

 

Claude DEBUSSY

Petite Suite
- En Bateau
- Cortège
- Menuet
- Ballet

 
 

Franz Schubert
(Vienna 1797 – 1828)



Klavierduo



Il concerto si apre con il Klavierduo op. 87 di Johann Nepomuk Hummel, una trascrizione per pianoforte a quattro mani del magnifico quintetto con fortepiano. Hummel (1778-1837), allievo prediletto di Mozart, è ritenuto pianista virtuoso nonché insigne compositore della sua epoca. La sua musica rappresenta in pieno il sentire musicale del periodo in cui visse, a cavallo tra la fine del classicismo viennese e il romanticismo.

In perfetto stile Biedermeier, la composizione è articolata in quattro movimenti e si caratterizza per i temi vigorosi, intensi e per le raffinate combinazioni timbriche.

Del primo tempo, Allegro risoluto assai, in forma sonata, restano impressi i due temi principali di carattere contrapposto: il primo, risoluto ed energico, con le sue prime quattro note, lascia prefigurare la forza e la dirompenza con cui si snoderà l’intero movimento. Il secondo, più pacato e sereno sembra il preludio ad un’opera teatrale. Il Minuetto: Allegro con fuoco con il suo incedere danzante rivela uno spirito vivace, a tratti vorticoso, in contrapposizione al Trio più leggero e spensierato. Il Largo, di brevi dimensioni, costituisce il momento più lirico ed espressivo dell'intera composizione e predispone all’ ingresso del quarto movimento. Il finale, Allegro agitato, come la stessa indicazione agogica suggerisce, ha un andamento agitato e incessante, dal carattere spigliato, quasi burlesco il quale si sviluppa mediante una serie di virtuosismi che si interrompono solo arrivati alla sezione centrale. Qui ritroviamo una sorta di cantabilità che per la gestione delle parti ci rimanda all' originale versione per quintetto. Riprende poi il tema iniziale con alcune piccole variazioni fino all'arrivo dell'esplosiva stretta finale.

Il secondo pezzo in programma è la celeberrima Fantasia in fa minore D. 940 di Franz Schubert. Questo genere occupa un posto di rilievo nella letteratura pianistica del compositore, tant’ è che egli vi si misurò sin dai primi esordi e fino alla piena maturità. Fu scritta negli ultimi mesi di vita tra il gennaio e l’aprile del 1828, pubblicata postuma da Diabelli l’anno successivo. Come noto, ed a questo si fanno risalire tutte le sfumature espressive nonchè i cangianti sentimenti che pervadono l’intera opera, la dedicataria era Carolina, figlia del conte Esterhazy, amore irrealizzabile, con cui il compositore aveva trascorso diverse ore al pianoforte ai tempi in cui le impartiva lezioni private.

Dal punto di vista strutturale si è soliti accostarla alla Wanderer Fantasie (1822) non solo perché i quattro tempi si susseguono uno dopo l’altro senza soluzione di continuità ma perché assume le sembianze di forma sonata, in cui Largo e Scherzo servono da sviluppo. Benchè ogni tempo sia fortemente caratterizzato, l’adozione di elementi ricorrenti quali intervalli discendenti di quarta, abbellimenti, figurazioni puntate, passaggio dal modo maggiore al modo minore, fanno di questa fantasia un’ opera di mirabile coerenza.



Nel primo tempo Allegro molto moderato vengono esposti i due temi principali. Il primo celebre tema dal carattere misterioso e malinconico è come prendesse vita dal silenzio, preparato dall’incedere costante e inflessibile del basso in crome. Il secondo tema arriva poco dopo caratterizzato dalla sua irruenza e impetuosità anticipando elementi che poi verranno ripresi sul finale fugato. L'inizio e la fine del Largo si aprono con una sorta di recitativo contraddistinto da vibranti trilli e percussivi accordi che lasceranno spazio nella parte centrale ad un autentico duetto d'amore tra soprano e basso, quasi fosse un’aria d’opera italiana. Una breve sospensione sulla dominante do diesis minore fa trattenere un attimo il respiro per poi risolvere sulla tonica fa diesis che segna l’inizio del terzo movimento.



Lo Scherzo in tempo Allegro vivace ha per tema principale un motivo dalle venature popolari, il quale verrà di volta in volta riproposto con alcune varianti e la cui idea darà vita a un gioco tutto contrappuntistico fatto di imitazioni in canone distribuite tra le opposte regioni dello strumento. Il Trio, che riporta la dicitura “con delicatezza”, presenta un’idea caratterizzata da uno scorrevole arpeggio continuamente rimaneggiata attraverso modulazioni, oscillazioni tra il maggiore e il minore che renderanno il tutto interessante e vivace. Una frase di raccordo riconduce all’Allegro molto moderato. Ricompare così come in un incanto il tema in fa minore che ci riporta al clima di malinconica inquietudine con cui la fantasia si è aperta, conferendole quell'unitarietà e coerenza cui si faceva cenno precedentemente. Tutto parrebbe essere immutato rispetto al primo tempo quando in coincidenza col secondo tema ha inizio un vigoroso fugato che poi terminerà bruscamente riportandoci, ancora una volta, al primo tema ma con funzione di coda conclusiva.


La Petite suite di Debussy, come lo stesso titolo suggerisce è una piccola suite, dunque, un insieme di danze.

Scritta nel 1888-1889, nasce come composizione per pianoforte a quattro mani e trae ispirazione da una suite coreografica di Léo Delibes (nonostante sia stata orchestrata nel 1907 da Henri Büsser e in seguito trascritta per arpa e ottoni). A Jacques Durand, pianista ed editore che assieme a Debussy eseguì l'opera per la prima volta il 2 febbraio del 1889, viene attribuita la commissione del pezzo affinché gli amatori del pianoforte e di questa formazione potessero fruire di una composizione dal pregevole contenuto musicale ma al contempo alla portata dei più. Nel lavoro sono presenti tutti gli elementi propri dello stile debussiano e più tardi insistentemente ribaditi. Si pensi alla pratica del gioco maggiore-minore che tende alla modalità, alle scale per toni interi, ad un certo senso della partitura.

Claude Debussy
(Saint-Germain-en-Laye 1862 – Parigi 1918)


La suite si compone di quattro quadri:

En bateau
Con le sue nuances delicate e soavi, il primo quadro, ci conduce proprio su un battello, cullati dalle onde del mare descritte attraverso arpeggi spezzati che si susseguono lievemente per tutta la prima parte. La sezione centrale, di tutt'altro respiro, sembra richiamare l'eco lontano di una fanfara che sta via via avvicinandosi per poi ricondurci al clima placido e disteso dell'immagine iniziale.

Cortège
Ispirato ad una delle poesie della raccolta Fêtes galantes di Paul Verlaine, è una danza dal sapore spagnoleggiante che ricorda l’ avanzare di una festosa parata; nella parte centrale, caratterizzata da un disegno discendente di accordi sincopati, viene presentato l'elemento puramente estetico dell'arabesco che in seguito verrà sviluppato al punto tale da divenire fulcro di alcune delle composizioni debussianee terminerà in tre (valzer) conducendoci ad una esaltante conclusione.



Menuet

Si tratta di una piccola perla in cui sono evidenti i richiami alla modalità. Minuto acquerello che per eleganza, equilibrio e misura rimanda ad antiche suggestioni.

Ballet
Dei quattro il più energico, si caratterizza per un tema principale esuberante e vivace. La parte di mezzo, presentata in tempo di valzer, assume venature giocose e con le sue costanti oscillazioni/esitazioni ci intrattiene fino alla ricomparsa della sezione iniziale che terminerà in tre (valzer) conducendoci ad una esaltante conclusione.

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