03 maggio - TEATRO KEIROS

Vai ai contenuti

Menu principale:

03 maggio

QUESTO MESE > info in dettaglio

Venerdì 03 Maggio ore 21

Martina Frezzotti
curriculum


Novento
fuori tracciato



Il concerto di questa sera, scelto dalla pianista Martina Frezzotti, si intitola
Novecento fuori tracciato, per la varietà e originalità delle composizioni e dei compositori proposti. Da un raro Satie fino a un introvabile brano per pianoforte di Bozza, la proposta musicale di stasera ci guida in un percorso storico che si dispiega partendo da una ambientazione sonora liquida e rarefatta, espressa talvolta attraverso stati di sottrazione e di riduzione dell'impasto sonoro fin verso uno spazio comune di grande florescenza che da questa condizione promana uno splendore aurorale. C’è la bellezza del materiale accennato e sospeso accanto a quella della risonanza del suono traslucente che si integra armonicamente anche rispetto alla ricorrenza del numero cinque come parte frazionata di quasi tutto il repertorio. Parleremo, dunque, di un tempo parimenti contemplato, in prima parte, ed abitato in seconda parte.

Programma

 

Érik SATIE   (1866 - 1925)

Cinq Nocturnes  (1919)
- 1. Doux et calme
- 2. Simplement
- 3. Un peu mouvemente
- 4. ♪ = 92
- 5. ♪‧ = 60

 

Leoš JANÁČEK

Sonata 1.X.1905  (1905)
- I. Predtucha (Presentimento)
- II. Smrt (Morte)

 

Maurice RAVEL

Ondine (da Gaspard de la Nuit) (1908)

**

Vittorio RIETI

Poema Fiesolano per pianoforte  (1921)

 

Ottorino RESPIGHI

Preludio I - Molto lento   (1919)
(dai  Preludi sopra Melodie Gregoriane)

 

Bruno BETTINELLI

Fantasia per pianoforte  (1955)
- I. Preambolo
- II. Ritmico
- III. Notturno
- IV. Intermezzo
- V. Fugato

 

Eugène BOZZA

Toccata pour piano  (1956)

 

Erik Satie

(Honfleur 1866 – Parigi 1925)



Note al programma

di Antonella D'Orio


La prima parte del recital si apre con i Cinq Nocturnes (1919). Le composizioni, gli scritti e l'umorismo di  Éric Satie hanno avuto un ruolo importante in molti movimenti modernisti del ventesimo secolo. Sperimentando con forme semplici -neoclassicismo, misticismo, satira e dadaismo- Satie ha collaborato con artisti, musicisti e istituzioni di spicco tra cui Jean Cocteau, Pablo Picasso, Claude Debussy. Rollo H. Myers, il primo biografo inglese di Satie (1948), ha classificato i Notturni come composizioni eccezionali, di imprescindibile conoscenza da parte di qualsivoglia studente di musica contemporanea. Ha continuato: “I Notturni sono in un certo senso il corollario naturale dell'opera Socrate, che li ha preceduti di un anno, e sono concepiti nello stesso stato d'animo gravemente austero”. Lo stile è intransigente nel rifiuto di ogni appello voyeuristico, ma la musica è stranamente impressionante. I taccuini di Satie rivelano che inizialmente intendeva presentare i Notturni con l'estroso umorismo letterario che il pubblico parigino si era aspettato da lui; a dimostrazione di ciò, infatti, il primo pezzo aveva il titolo provvisorio di Faux Nocturne ed era accompagnato da una di quelle piccole storie che Satie stesso sembrava divertirsi a scrivere per il privato diletto del pianista:


La notte è silenziosa, la malinconia è onnipervadente
Il fuoco fatuo disturba il paesaggio tranquillo
Che noia! È un vecchio testamento fatidico
Fidati di lui.
Lasciaci riprendere le nostre fantasticherie, se vuoi.


Numerosi i disegni mistici, irriverenti e talvolta apparentemente privi di senso, irti di personaggi immaginari, -a volte estrosi, arcani, gotici, esoterici- che pervadono tutti i cinque Notturni, inspiegabilmente meno eseguiti rispetto alla forma piu' obsoleta delle danze modali, pseudo antiquarie delle Gymnopédies e delle Gnossiennes, e per questo, dunque piu' attesi.



In perfetto clima mistico, il recital prosegue con Leoš Janáček - Sonata 1.X.1905 (1905). La verità, così spesso invocata dai veristi, è di gran lunga più a suo agio nelle opere di Janáček. La promessa della redenzione, la credenza in un mondo migliore e più alto è un elemento fisso dell'opera romantica. Ciò richiede polarità su cui anche tutta la drammaturgia degli affetti del XIX secolo è basata: sofferenza e redenzione, felicità e infelicità, bene e male. Sono precisamente queste polarità a caratterizzare le opere di Janáček; questo è dovuto alla sua predilezione per i caratteri moralmente non convenzionali, (immischiati, citaz. di Helfert). Nella Sonata 1.X.1905 Janàček volle rievocare un recente fatto di cronaca, avvenuto appunto il 1° ottobre del 1905: la morte d'un giovane operaio a Brno, alla quale egli reagì immediatamente componendo di getto questa Sonata, che in origine doveva avere tre movimenti; tuttavia Janàček eliminò dapprima il terzo movimento e successivamente l'intera Sonata, fortunatamente recuperata dalla pianista Ludmila Tučkova che aveva nel frattempo copiato segretamente i primi due movimenti, dei quali Janàček autorizzò infine la pubblicazione nel 1924. I due movimenti sono intitolati rispettivamente Predtucha (Presentimento) e Smrt (Morte). Questa Sonata non ha un'organizzazione formale agevolmente riconducibile ai soliti schemi, ma si basa sulla ripetizione e sulla giustapposizione d'un gran numero di piccoli nuclei musicali. E' una composizione rude e profonda, è il più ampio lavoro destinato da Janàcek al pianoforte: non vi si trova alcuna descrizione degli avvenimenti di quel giorno, il fatto di cronaca viene completamente trasceso dal compositore in favore dell'espressione delle sue sensazioni, dei suoi pensieri e delle sue idee, in un serrato dialogo interiore.

La firma, a conclusione del primo tempo del concerto, si attesta sulla fluidità onirica di
Ondine, il pezzo che inaugura il trittico pianistico di Maurice Ravel, intitolato Gaspard de la nuit. Ondine è il pezzo più descrittivo del trittico e, con le sue armonie liquide, con le sue scale che fanno pensare a rivoli di pioggia e provocano effetti di polverizzazione sonora, si riallaccia a due precedenti composizioni raveliane: Jeux d'eau e Une barque sur l'Océan. “[Ascolta, ascolta! Son io, l'Ondina che accarezza con le sue gocce le lastre sonore della tua finestra illuminata dai lividi raggi di luna...]”dai versi di Aloysius Bertrand. Ondine evoca l'immagine di una ninfa lacustre che canta amabilmente con l'intento di sedurre lo spettatore e condurlo ad esplorare le profondità del lago. Posta al termine della prima parte del Concerto, traghetta l'ascoltatore con un piacere così squisito da materializzarsi anche come un piccolo buco della serratura attraverso il quale appare l'universo della graniticità pirotecnica del secondo tempo.

Leoš Janáček

(Hukvaldy 1854 – Ostrava 1928)

.

Maurice Ravel

(Ciboure 1875 – Parigi 1937)


La seconda parte del recital è caratterizzata dalla musica di compositori del Novecento che potremmo a un primo sguardo considerare italiani, se non fosse per i due nomi di Vittorio Rieti e Eugène Bozza, che nacquero da genitori italiani ma svilupparono le loro carriere e le loro vite in altri paesi, il primo in America, il secondo interamente in Francia.

La figura di
Vittorio Rieti è intimamente legata a quella di Ottorino Respighi - di cui si presenta il suggestivo Preludio I dai Preludi sopra Melodie Gregoriane (1919), rara perla compositiva, contenente un irresistibile richiamo alle atmosfere sacrali e liturgiche appartenenti a una Roma di altri tempi- in quanto ne fu allievo durante il suo soggiorno romano che durò fino al 1940, anno in cui si trasferì a New York dove visse fino alla fine della sua vita. La sua musica è definita tonale e neoclassica con uno stile melodico ed elegante; molto apprezzata da Stravinsky con il quale si rammenta un fitto cartiglio di scambi. Il Poema Fiesolano per pianoforte (1921) fu dedicato a Mario Castelnuovo Tedesco con il quale Rieti condivide una storia di vita e di arte marchiata dalla stessa frattura esistenziale; i due, infatti, dovettero far fronte alla medesima drammatica necessità di lasciare l’Italia e l’Europa per sfuggire alle leggi razziali del regime fascista. L'editore Hertza fu molto impressionato dal suo Poema fiesolano; volle pubblicarlo offrendogli cosi' le referenze per un incontro con Alma Mahler. La scrittura è accattivante anche alla sola vista della partitura; notevolissimi i tratti cromatici assimilabili alla scrittura di Debussy senza però alcun aspetto citazionistico. Il Poema è di fatto un paesaggio sonoro -quello fiesolano, appunto- colmo di risonanze che desidera un ascolto abbandonato, perché, pur nascendo da geometrie molto calcolate, vuole rivelarsi in situazioni fluide, in percorsi rettilinei. Pochi segni e una luce sospesa, quasi come in un’assenza di tempo (in questo differisce dall'intento del sopracitato Debussy). Non esiste, attualmente, un' incisione di questa composizione e la presentazione a cura della pianista Martina Frezzotti si colloca in anteprima.

La F
antasia per pianoforte (1955) di Bruno Bettinelli con cui prosegue il concerto, è sapientemente collocata sulla scia di questa tradizione di importantissimi compositori italiani che la pianista ha voluto omaggiare con parte di questo concerto. Importantissimo compositore e didatta milanese, autore prolifico di musica sinfonica, musica corale, opera e musica da camera; le sue opere più giovani hanno incorporato un neoclassicismo contrappuntistico, con influenze incrociate provenienti da Igor Stravinsky, Paul Hindemith e Béla Bartók, per non parlare dei compositori italiani Alfredo Casella, Goffredo Petrassi e Gian Francesco Malipiero. La musica di Bruno Bettinelli si è evoluta costantemente, incorporando nuovi elementi, come l'atonalità e la musica a 12 toni, con relativa fusione in un linguaggio cromatico libero. La sua è stata una adesione costantemente rinnovata in periodi molto diversi della sua attività creativa. Persino quegli ascoltatori che non hanno familiarità con lo stile di Bettinelli scopriranno immediatamente le chiare fasi e la coerenza dell'evoluzione stilistica del Maestro milanese. La Fantasia è una partitura molto netta. Di grande impatto, erompe con un avvio di suoni e accordi risonanti, netti, come a successioni sempre più vicine di matrice bartokiana, trasformata in uno stato di maggiore presenza ritmica con la sollecitazione di accenti ricorrenti e con sovrapposizioni di metri diversi. Il secondo movimento è un omaggio a Igor Stravinsky, di cui si avvertono i ritmi serrati della Sacre du Printemps. Anche le dinamiche si esasperano, così come i registri d’altezza, che tendono verso zone estreme e a saturare la tastiera. La conclusione è affidata ad un Fugato di enorme sapienza contrappuntistica. Anche Bruno Bettinelli è un compositore la cui riscoperta è curata della pianista che ha al suo attivo la registrazione dell'opera per pianoforte e orchestra, presto in uscita.

Vittorio Rieti

(Alessandria d'Egitto 1898 – New York 1994)

Ottorino Respighi

(Bologna 1879 –  Roma 1936)

Bruno Bettinelli

(Milano 1913 – 2004)

.

Eugène Bozza

(Nizza 1905 – Valenciennes 1991)

.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu