03 novembre - TEATRO KEIROS

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03 novembre

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Sabato 03 Novembre ore 18

Francesco Internullo
curriculum

Haydn, ritratto da Thomas Hardy (1792)


Classicismo,
Romanticismo,
Impressionismo


Il concerto di questo pomeriggio presenterà al pubblico alcune opere di compositori “portavoce” di determinate correnti storico-artistiche: assieme a Haydn per il classicismo, a Chopin per il romanticismo tout-court e a Ravel (e al brano Jeux d’eau in particolare) per l’impressionismo francese, ascolteremo musiche di personalità meno note, come quella del russo SergejBortkiewicz, e in particolare della sua intensa Ballata in do diesis minore.

programma

 

Franz Joseph HAYDN

Sonata in do Maggiore Hob 58

 

Frédéric CHOPIN

3 Notturni op. 15

Fantasia op. 49

 

Maurice RAVEL

Jeux d'eau

 

Sergei BORTKIEWICZ

Ballata op. 42

 








Note al programma:


Haydn, Sonata in do maggiore Hob. 48


Fra le ultime Sonate per pianoforte di Haydn, un posto di speciale rilievo merita, pur nella anomalia della sua costruzione, la Sonata in do maggiore cui Anthony van Hoboken, il curatore del catalogo haydniano, assegnò il quarantottesimo posto. Essa nacque, relativamente isolata nel tempo rispetto alle altre Sonate, nel 1789: negli anni immediatamente precedenti, Haydn aveva prodotto pochissime Sonate; non ne avrebbe composte più per cinque anni ancora, cioè fino alla triade conclusiva del '94-'95. Alle richieste dell'editore Breitkopf, ansioso di mettere in commercio musiche nuove, specialmente se appartenenti a un genere che andava prendendo grandissima voga come appunto la Sonata pianistica, Haydn aveva risposto con ritardi lunghissimi, strani per un compositore di tanta «facilità», ma assai significativi se considerati alla luce di quanto sopra si diceva. Finalmente, nel marzo dell'89, Haydn gli spedì la Sonata in do maggiore, accompagnandola con una lettera nella quale si augurava che essa potesse incontrare «l'approvazione del mondo musicale».

In quest'opera, Haydn mostrava anzitutto di aver colto con precisione la nuova dimensione della quale si andava sviluppando il linguaggio del pianoforte, sempre meno vincolato ai modelli clavicembalistici, e sempre più teso alla creazione di modi autonomi, soprattutto grazie all'esperienza di Muzio Clementi, padre del pianismo ottocentesco e molto ammirato da Haydn. Ma ciò che più conta, in questa pagina che apparentemente si defila rispetto alla forma classica (articolata secondo la schema Allegro -Adagio - Allegro) per riprendere la suddivisione in due temi propria di epoche ormai trascorse, pulsavano una sensibilità e una concezione stilistica decisamente avviate verso il futuro. Ciò si verifica con particolare evidenza nel grande e suggestivo Andante con espressione, che a ogni passo sembra ricordarci l'imminente arrivo sulla scena viennese del giovane Beethoven (solo pochi anni separano la Sonata in do maggiore di Haydn dalle prime grandi avventure pianistiche beethoveniane), caricandosi di una portata espressiva di staordinaria intensità, e talvolta perfino drammatica. Ma anche il brillante Rondò, pur facendo onore a quell'intelligentissimo humour che fu sempre cifra caratteristica del miglior Haydn, presenta qua e là delle arditezze armoniche e delle inquietudini capaci di farne una delle pagine più tese ed espressivamente complete del suo autore.



Chopin, 3 notturni op. 15

Chopin compose Notturni per tutto il periodo della sua vita e ad essi è affidata l'immagine più vistosamente tradizionale del musicista fatta di morbidezza femminea e di morbosità sentimentale. Il primo, che è il Notturno in do minore, fu scritto probabilmente all'età di quindici anni e appartiene al ristretto gruppo di composizioni del periodo polacco. Un altro, il Notturno in mi minore, fu composto nel 1827 in Polonia e venne pubblicato dopo la morte del compositore da Schlesinger (Berlino, 1855) come opera 72 n. 1, insieme con una Marche funebre del 1829 e a Troisécossaises del 1830. La prima raccolta di Notturni che Chopin volle pubblicare è quella dei Troisnocturnesdell'op. 9; essi furono scritti fra il 1828 e il 1830 e videro la luce nel 1832. La seconda raccolta, a cura di  Breitkopf&Härtel di Lipsia, uscì nel 1834 e comprendeva i Troisnocturnes op. 15, composti fra il 1830 e il 1833 e dedicati a Ferdinand Hiller, pianista e scrittore, molto amico di Chopin. I Deuxnocturnes op. 27 furono, composti fra il 1834 e il 1835 e pubblicati nel 1836. L'undicesimo Notturno fu invece scritto prima del 1836 per l'album di Maria Wodzinska e pubblicato postumo nel 1875. Ad esso seguirono i Deuxnocturnes dell'op. 32 pubblicati nel 1837 e composti fra il 1836 e il 1837 e i Deuxnocturnes op. 37 pubblicati nel 1840 e composti fra il 1838 e il 1839. Vennero successivamente i Deuxnocturnes op, 48 pubblicati nel 1842 e composti fra il 1841 e il 1842 e i Deuxnocturnes op. 55 pubblicati nel 1848 e composti fra il 1843 e il 1844. A completare la raccolta dei ventuno Notturni chopiniani l'editore Breitkopf pubblicò nel 1846 i Deuxnocturnes op. 62, che appartengono all'ultimo e più tormentato periodo creativo dello autore, dominato da una profonda tristezza e da una febbrile ansietà.




Non c'è dubbio che i Notturni, che Chopin adattò e rielaborò con criterio assolutamente personale sul modello coniato da John Field (1782-1837), compositore irlandese di residenza pietroburghese, esprimono meglio di ogni altra pagina il trepido lirismo soggettivo del musicista. In essi si avverte, come dice Mila, la natura sensitiva del musicista che «si astrae dal mondo esterno per immergersi morbosamente nei più intimi recessi dell'anima e fissarne le più labili ombre». E' vero che nei - primi Notturni non mancano i richiami alla moda salottiera del tempo con quei barocchismi ornamentali della melodia che mandavano in estasi il pubblico femminile dell'epoca, ma non si può negare che proprio con i tre Notturni dell'op. 15 Chopin affermi più compiutamente se stesso, raggiungendo una tensione espressiva più incisiva e scavata. Dei tre il più celebre per la sua linea melodica carica di romanticismo è il secondo, mentre il terzo è il più elaborato e armonicamente più instabile, pur sotto il segno di una dolente intimità. Dal canto suo il Notturno n. 1 è costituito da due frasi melodiche, una lenta e l'altra agitata, e l'interesse del pezzo è determinato dalla forte contrapposizione drammatica fra il primo e il secondo episodio.



Chopin, Fantasia op. 49

Da un pezzo che reca il titolo di Fantasia, e che non è la consueta parafrasi di parata su melodie popolari o temi d'opera, ci attenderemmo un concentrato di improvvisazione e di virtuosismo, di immagini poetiche e di divagazioni sentimentali, estrose e rapsodiche. Non è così. Pur nell'essenziale libertà della forma, che definisce uno schema inclassificabile, o meglio passibile di più classificazioni, la Fantasia in fa minore op. 49 -un unicum nella produzione di Chopin - è un'opera solidamente impiantata, condotta, forse proprio per sfida, con una logica di costruzione particolarmente compatta. Scritta nella prima parte del 1841, fu rielaborata a più riprese nel corso dell'anno, come se Chopin non si stancasse mai di limarla, fino alla pubblicazione, avvenuta tra il novembre 1841 e il gennaio 1842 con la dedica alla principessa Catherine de Souzzo, sua allieva: coesistendo con una costellazione di lavori nei quali la ricerca compositiva raggiunse vertici assoluti ma chiusi in se stessi (la Polacca op. 44, il Preludio in do diesis minore op. 45, la terza Ballata op. 47, i due Notturni op. 48 e le tre Mazurche op. 50), tanto quanto invece essa tendeva a una perfezione continuamente spostata verso l'indefinito. Ed è forse in questo senso che va intesa la scelta del titolo, sulle cui ragioni peraltro Chopin non si espresse mai.

La Fantasia op. 49 è sicuramente annoverata tra i più alti capolavori della letteratura pianistica, soprattutto per la intima omogeneità formale e spirituale ch'essa conserva pur attraverso gli episodi di diverso carattere in cui si articola.

Ravel, Jeux d’eau

I Jeux d'eau, Giochi d'acqua, inaugurano cronologicamente, e non solo cronologicamente, la musica francese del Novecento. Cronologicamente, invero, la Sonata di Dukas precede i Giochi d'acqua di un anno: 1900 invece di 1901. L'utopia di Dukas non ha però seguito, e il Novecento francese non si metterà in concorrenza con la classicità viennese di un secolo prima. La materia sonora, che sgorga dai giochi d'acqua di Ravel rinnova invece la musica francese e sarà all'origine di una delle civiltà più alte del Novecento.

Jeux d'eau è in forma di primo tempo di sonata, sia pure così ben mascherato da essere riconoscibile solo attraverso un'attenta analisi. Molto di nuovo, invece, nell'armonia: fin dalla prima battuta l'accordo consonante ingloba due suoni (settima maggiore e nona maggiore rispetto al suono fondamentale) che erano sempre stati considerati dissonanti. Già Chopin e già Liszt avevano allargato il concetto di consonanza, ma in via del tutto episodica: con Ravel il nuovo concetto di consonanza diventa un tratto lessicale costante. E si tratta di un passo molto importante, da cui scaturirà nove anni più tardi, con il Trattato d'armonia di Schönberg, l'abolizione del concetto stesso di dissonanza.

Il carattere di Jeux d'eau che più colpì i contemporanei riguarda però la sonorità pianistica. Le filigrane di Chopin e di Liszt, che in Chopin e in Liszt insaporivano come gesti sonori il discorso, diventano con Ravel le protagoniste: l'ornato, non il soggetto, assorbe tutto l'interesse dell'ascoltatore, e quando il soggetto compare, in incantate melodie, non ha forza patetica o rappresentativa, ma solo evocativa. In una piccola polemica giornalistica che qualche anno dopo lo vide opposto ad un critico, Ravel rivendicò a sé la scoperta di una sonorità pianistica che era stata attribuita a Debussy. Ma non si era trattato solo di costruire un pezzo sulle filigrane dei romantici; si era trattato anche di inventare una tecnica che, sui pianoforti di inizio Novecento, diversi dai pianoforti di metà Ottocento, consentisse di ottenere suoni di lamina percossa invece che di corda. Suoni leggeri e lungamente risonanti, suoni di campanellini, qualche grave suono di gong (Ravel impiega pochissimo il registro basso), suoni di litofoni, resi vaporosi dal costante uso dei pedali. Gocce d'acqua iridescenti, le gocce dell'epigrafe di Henri de Règnier, "Dio fluviale che ride per l'acqua che lo solletica".

Bortkiewicz, Ballata in do diesis minore op. 42

La Ballata op. 42 di SergejčBortkiewicz, in do diesis minore, venne pubblicata nel 1930 e di solito viene accostata all’Elegia op. 46, in do diesis maggiore, probabilmente sul forte ricordo delle due opere giovanili Lamentations e Consolations op. 17, rispettivamente in do diesis minore e maggiore, dello stesso autore. La Ballata risente fortemente di influssi Rachmaninoviani, in particolare dal  Secondo Concerto per pianoforte e orchestra, motivo per cui la musica di Bortkiewicz viene spesso criticata ed etichettata come “musica derivativa”. Il suo stile pianistico si basava infatti molto sull’opera di Liszt e Chopin, ma in realtà accinge anche da Tchaikovsky, Rachmaninov, l'iniziale Scriabin, Wagner e dal folklore russo. Non venne influenzato dalle tendenze musicali del ventesimo secolo, infatti il compositore non si era mai visto come un "modernista". La sua opera è meticolosa, la sua fantasia colorata e sensibile, la sua scrittura pianistica idiomatica, una strumentazione lussureggiante sottolinea il sentimentalismo essenziale della invenzione melodica. Bortkiewicz non era solo un epigono, ha anche manifestato molto il suo proprio stile in cui ha convogliato tutte le influenze della sua vita e che può essere immediatamente riconosciuto come un tono tipicamente lirico e nostalgico, in cui non mancano però le atmosfere e la grandiosità evocativa tipica della musica russa.

Francesco Internullo  


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Chopin, ritratto incompiuto
di Eugène Delacroix (1838)

Maurice Ravel

Sergej Bortkiewicz nel 1898

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