06-07 luglio - TEATRO KEIROS

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06-07 luglio

QUESTO MESE > info in dettaglio

Gio.06/Ven.07 Luglio ore 21

Pietro Ceresia

Caterina Lo Bue

Francesca Loverci

Lea C. Mandolini

Luciano Masala

Francesca Piras

Francesca Schaller

Mauro Trichilo

Massimo Lello

il docente


La carriera teatrale di Massimo Lello (Milano, 15/12/’59) si articola fondamentalmente attraverso tre decenni, dal 1979 ad oggi.
Si avvale di esperienze con attori e registi del teatro classico e tradizionale (Renzo Giovampietro, Glauco Mauri, Mario Scaccia, Pino Micol) e con quelli di una corrente  più innovativa  (Giancarlo Sepe, Marco Mattolini, Alessandro Gassmann, Alvaro Piccardi, Flavio Bucci, Armando Pugliese). Tra le tante opere cui ha preso parte (più di 50) ricordiamo in particolare tre spettacoli che sono entrati di diritto nella storia del nostro teatro: Uno, nessuno e centomila (tre anni di repliche con esauriti ovunque e Flavio Bucci protagonista) Processo a Socrate (di e con Renzo Giovampietro, vincitore del Biglietto d’Oro e della Maschera d’Oro) e La parola ai giurati (spettacolo-evento, vincitore di numerosi premi anche al regista-protagonista Alessandro Gassmann).
Davanti alla macchina da presa ha al suo attivo la partecipazione a una ventina di fiction, ad alcuni lungometraggi e a un mediometraggio di grande importanza civile, La tana del Bianconiglio della giovane filmaker Linda Parente, una struggente storia d’amore sul post-terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 che lo vede protagonista accanto a Maria Grazia Cucinotta. Esperienza che gli è valsa il premio come miglior attore al Mendicino Film Festival nel 2012.
Nei panni di regista ha messo in scena un singolare monologo di Giuseppe Manfridi, Il fazzoletto di Dostoevskij, nel 2014.
I numerosi sceneggiati radiofonici per la RAI e alcune importanti esperienze come docente teatrale completano il quadro professionale di questo poliedrico artista.



Incontri e scontri

frammenti scenici da opere di

Giuseppe Manfridi


Note di regia


“Incontri e scontri” è il titolo di questo saggio-spettacolo che conclude il corso annuale di recitazione del Teatro Studio Keiros.

E’ stata una lunga e piacevolissima avventura cominciata a ottobre dello scorso anno con uno stage molto approfondito su “Uno, nessuno e centomila”, durante il quale i partecipanti hanno avuto modo di “calarsi” nei personaggi dell’opera pirandelliana ripercorrendo le fasi principali di un fortunato allestimento degli anni novanta che vedeva uno straordinario Flavio Bucci nei panni del protagonista, Vitangelo Moscarda. Attraverso la visione di alcune scene dello spettacolo originale e con l’aiuto dei miei ricordi di attore (in quell’edizione interpretavo il ruolo di Firbo) ho indotto gli allievi a rivivere le fasi salienti dell’allestimento direttamente sul palcoscenico col notevole vantaggio di provare in prima persona lo studio e la realizzazione dei personaggi; una pratica che ha permesso loro di entrare nella logica della messinscena facilitando, nella seconda parte del corso, l’approccio con le prove del saggio finale.

Come dicevo si tratta di un saggio-spettacolo; formula che implica una componente professionale in un’ esibizione inevitabilmente amatoriale e che ho sempre adottato nei miei corsi poiché ritengo che il modo più efficace di avvicinare  gli allievi al teatro sia quello di far vivere loro la fase delle prove utilizzando gli stessi meccanismi di una compagnia teatrale professionale. Naturalmente non ho ecceduto nella ferrea disciplina imposta normalmente all’attore “di mestiere”, pur non di meno adottandola nei momenti più critici per riuscire a raggiungere quei risultati di buon livello che rappresentano la condizione più efficace per entrare nel cuore dell’arte interpretativa e sviluppare una maggiore coscienza di spettatori da parte dei partecipanti. La risposta del gruppo di quest’anno è stata notevole considerando che i testi scelti sono piuttosto complessi per linguaggio, costruzione drammaturgica e scelte registiche.

In tre diverse zone del palcoscenico si svolgono alternativamente alcune scene estrapolate da altrettante opere teatrali di Giuseppe Manfridi, drammaturgo di grande prestigio col quale ho sempre avuto un rapporto preferenziale di stima ed empatia artistica e professionale. Sono opere che hanno in comune un unico tema: l’eterno e mai risolto conflitto tra uomo e donna nella complicata gestione del rapporto di coppia, con l’ago della bilancia lievemente spostato a favore della donna in quello che mi sembra l’intento di Manfridi.

Le opere complete dalle quali ho tratto le scene che compongono lo spettacolo sono:

“Sole” – Titolo dal duplice significato di donne abbandonate a loro stesse e di sole implacabile che immobilizza la calda estate di una non meglio precisata regione del nostro meridione. Una giovane donna sprofonda nell’ansia di un amore che sta per concludersi e alterna drammatiche telefonate col suo amante a lunghe confessioni con l’unica persona in grado di comprenderne i tormenti: una madre di famiglia semplice e passionale che la sta ospitando per le vacanze. Il tutto arricchito da un singolare linguaggio molto vicino alle opere di Giovanni Verga.

“Lame” – Lucida e dettagliata analisi dell’ eutanasia di un amore difficile tra un uomo maturo e una donna molto più giovane. Fra  incomprensioni, violenze verbali e pericolose triangolazioni i due protagonisti tentano disperatamente di sfuggire a un drammatico impasse sfruttando anche  l’aiuto di altri due personaggi tra i quali un misterioso signore dispensatore di saggezze.

“L’accordo” – Opera incompiuta di Manfridi, quasi un gioco drammaturgico fatto di dialoghi serratissimi e perciò molto difficili da interpretare.  Un uomo attempato induce una ragazza conosciuta su un social network ad incontrarlo ai tavolini di un bar; ne derivano diffidenze, rivelazioni a metà, e accese discussioni. Nascerà un’ amicizia o qualcos’ altro?

Massimo Lello

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