09-10 giugno - TEATRO KEIROS

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09-10 giugno

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Ven.09-Sab.10 Giugno ore 21

Roberto Baldassari
curriculum

Francesco Santalucia
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C’è poi una rappresentante di tutte quelle attrici, donne indipendenti e volitive, che grazie alla Commedia dell’Arte vengono ammesse per la prima volta nella storia del teatro a interpretare veri e propri ruoli, diventando, verso la fine del XVI secolo, autentiche professioniste dello spettacolo.
E infine un’attrice dell’Ottocento i cui sforzi di rendere realisticamente il disagio femminile vengono, in pieno Verismo, male accolti e spesso fraintesi, rendendola vittima di una stigmatizzazione infame, che può essere ricondotta a un discorso più specifico sul “gusto immorale dell’arte”.

E come una cornice, che tiene insieme tutti questi frammenti, c’è un’attrice del teatro contemporaneo. Una donna in rotta con se stessa e con la vita,che preferisce essere un personaggio piuttosto che rassegnarsi a una realtà molto al disotto delle sue aspettative.

Una donna che per tutta la vita coraggiosamente ha cercato di farsi attraversare dalla verità e dal senso profondo dell’esistenza, ma che oramai ha compreso l’impossibilità di vedere oltre le apparenze.



Calza le mie scarpe



Sono riuniti in questo testo esempi di donne che, per diversi motivi, hanno a che fare con il teatro: donne eroiche che diventano personaggi delle tragedie del V secolo, un’attrice della Roma antica, una monaca drammaturga del X secolo d. C., un’artista della Commedia dell’arte, un’attrice di stampo Verista

Sfilano sotto gli occhi del lettore/spettatore donne legate al mito, vittime sacrificali o eroine malgrado loro, pronte a tutto pur di difendere i propri figli, i propri fratelli, il proprio ‘ruolo’, il cui coraggio diventa, al limite della follia, quasi incomprensibile e va dal suicidio all’omicidio, fino al gesto ancora più estremo dell’infanticidio.

E poi un’ artista della Roma antica, quando si presumeva che attrici e danzatrici fossero disponibili a fornire prestazioni sessuali, e per questa ragione indistinguibili dalle prostitute e, quindi, spesso confinate a terminare i loro giorni in lupanari come schiave, letteralmente spogliate della proprietà del proprio corpo.

E ancora una monaca che, all’interno di un contesto storico-sociale che non consente alle donne di esprimersi al di fuori delle pareti domestiche, abbraccia la fede dando libero sfogo alla sua ‘visionarietà’ (qui intesa come fantasia),  riuscendo nel silenzio e nella concentrazione del chiostro a produrre letteratura teatrale, testimoniando la capacità femminile di portare avanti un lavoro intellettuale che, altrimenti, non potrebbe essere sviluppato.

Il suo istinto e la sua volontà si scontrano con le circostanze sociali, politiche, economiche e culturali di un mondo che sempre più ignora il rispetto elementare della dignità. Le rimane, ormai, solo la volontà di interpretare, con slancio vitale, personaggi che rappresentano donne cattive, donne sante, donne sessualmente perverse, donne nevroticamente instabili. Lei ci racconta di un femminile scisso, o meglio, frammentato in tante identità capaci di attraversare il tempo. Ma, come in un gioco di specchi, i cinque personaggi incarnati dall’attrice-cornice diventano, grazie alla magia del teatro, sei ritratti femminili a tutto tondo, al cui interno, si riscontra una forte componente punitiva tanto della sessualità, quanto della spinta a realizzarsi senza sottostare a compromessi.

Il corpo d’attrice diventa cassa di risonanza di queste donne/personaggi che, attraverso brevi frammenti di testo, al loro volta, narrano eventi che hanno segnato la loro esistenza, esprimonoconcetti filosofici, raccontano dipassioni, rievocano violenze subite, dando luogo a una pluralità ordinatamente intricata di memorie, di luoghi e di periodi storici.

Le immagini e le parole, rese inscindibili dalla forma teatrale attraversano lo spazio e il tempo, diventando, altresì, cartina tornasole delle debolezze strutturali e della crudeltà prevaricatrice di una società che per secoli, e ancora oggi, orienta verso canoni negativi e infecondi la rappresentazione del femminile.



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