10 dicembre - TEATRO KEIROS

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10 dicembre

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Domenica 10 Dicembre ore 18

Aleandro Giuseppe Libano
curriculum

Bach nel noto dipinto
di Elias Gottlob Haussmann (1746)

Ferruccio
Busoni

Trasfigurazioni

programma

 

Joh. Seb. BACH - Ferruccio BUSONI

Ciaccona in re minore per violino, BWV 1004
Trascrizione per pianoforte di Ferruccio Busoni

 

Ludwig van BEETHOVEN

Sonata in mi maggiore op. 109

 

Franz LISZT

Sonata in si minore  S 178

 

Betthoven nel ritratto giovanile
di Joseph Mähler (1804/5)

Liszt nel dipinto
di Henri Lehmann (1839)

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Trasfigurazioni

A Caposaldo del suo genere, la Ciaccona, scritta da Bach per violino solo, venne trascritta nel 1897 in un'entusiasmante versione pianistica da Ferruccio Busoni, il padre della rinascita strumentale italiana. Il brano, di una penetrante malinconia nell'originale bachiano, si leva a toni di solenne tragicità nella virtuosistica trascrizione di Busoni.Lo scarto tra la forma originale e l’elaborazione concertistica per pianoforte risulta assai netto, ma la trascrizione segue anche qui leggi rigorose. Non è né una parafrasi del testo bachiano né una fantasia, ma l’ideale prolungamento delle virtualità stilistiche in esso latenti, amplificate e approfondite nel passaggio dal violino al pianoforte.Busoni  non intende dunque tradurre l'originale, ma ricomporlo su nuove, autonome basi: pur servendosi di tutte le risorse anche virtuosistiche del pianoforte, potenziate, per così dire, attraverso Liszt, quando trascrive la Ciaccona compie un atto eminentemente creativo.

Beethoven concepì la Sonata in mi maggiore op. 109 nel 1819, la elaborò nel 1820 per pubblicarla poi nel novembre 1821, con dedica a Massimiliano Brentano. In questa, che è la prima del gruppo delle ultime tre Sonate pianistiche di Beethoven, si definiscono nel modo più evidente taluni connotati del cosiddetto terzo stile di Beethoven: assoluta libertà fantastica che trascende i limiti della tradizionale forma di sonata; tendenza ad una rinnovata linearità del discorso per cui l'armonia da un lato viene costituita spesso come risultante di moti contrappuntistici, mentre dall'altro si dissolve in un disegno rabescato, per stemperarsi o polverizzarsi altre volte in atmosferiche fluttuazioni. Si evince, in queste tarde opere beethoveniane, il ricorso frequente alle formule più schematicamente convenzionali, che appaiono qui in una singolare funzione privativa, poiché si intuisce che esse sono adoperate per espellere dalle immagini sonore ogni residuo gesto drammatico, conferendo alla musica un senso dì superamento, di liberazione da ogni passione contingente. In virtù di questo procedimento, i fondamentali motivi del mondo interiore di Beethoven non compaiono più in drammatica opposizione dialettica, ma si placano e si trasfigurano liricamente sul piano altissimo di una distaccata, seppur intensissima contemplazione. La Sonata si articola in tre movimenti: un ondeggiante e carezzevole Vivace ma non troppo, un fantastico Prestissimo che tiene il luogo dell'abituale Scherzo e, al posto del finale in forma di rondò che Beethoven abbandona in tutto il gruppo delle sue ultime Sonate, un Andante molto cantabile ed espressivo che nel corso di sei successive Variazioni viene gradatamente trasceso, dissolto e sublimato, fino a risorgere apparentemente uguale a se stesso, ma in realtà avvolto in una sublime luce trasfiguratrice.

La Sonata in si minore di Franz Liszt, composta tra il 1852 e il 1853 e pubblicata nel 1854,è dedicata a Robert Schumann (che a sua volta nel 1839 gli aveva dedicato la sua Fantasia op. 7). Soppiantata la forma sonata, Liszt inserisce una struttura ciclica –presente anche in Wagner, al quale la Sonata piacque molto - che vede ritornare spunti e temi per tutta l'opera, che combina al suo interno gli elementi musicali del Recitativo, della Fantasia e della Variazione. Nelle prime diciassette battute della Sonata in Si minore di Liszt, è già esposto, infatti, il materiale melodico su cui si fonda l’intera composizione. Assimilabile per la concezione ai poemi sinfonici scritti da Liszt negli stessi anni, in questa sonata è stato spesso cercato un programma letterario e molti vi hanno riconosciuto un riferimento ai personaggi faustiani di Goethe. La sonata sarebbe, cioè, ispirata da un tema caro al compositore: quello del dualismo, dello sdoppiamento della personalità in Faust-Mefisto che ritorna in altre sue composizioni (la Faust Symphonie del 1857 e i Mephisto Valzer). Ma anche senza un riferimento extra-musicale, questa composizione rimane un gioiello di coerenza che regge benissimo anche analizzata da un punto di vista puramente musicale. Questa creazione risulta innovativa - oltre che per l'intelaiatura dei quattro temi principali, che si frantumano in una successione agogica che annovera quattordici stacchi di tempo diversi- anche per la libera concezione della tonalità, che diventa qui facilmente ambigua, indugiando sui cromatismi ed evitando le cadenze. La composizione termina con un Lento assai e in pianissimo: quasi un arrendersi del pensiero musicale di fronte al Silenzio. Un finale problematico, moderno, inquietante: del resto tutta la Sonata lisztiana ha un tono drammatico, a tratti macabro, con rari momenti lirici. La musica si estingue in maniera cupa, spettrale, con lo stesso spunto tematico con cui era iniziata, tuttavia lasciandoci increduli, meravigliati.

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