12 maggio - TEATRO KEIROS

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12 maggio

QUESTO MESE > info in dettaglio

Sabato 06 Aprile ore 21

Duo Tramma - Facchini
curriculum

Johann Sebastian Bach
(Eisenach 1685 – Lipsia 1750),
ritratto di Elias Gottlob Haussmann, 1746;

Ludwig van Beethoven
(Bonn 1770 – Vienna  1827)
ritratto di Joseph Karl Stieler, 1820



Note al programma



J. S. Bach Sonata in do min.  BWV 1017

La Sonata è improntata al modello della sonata da chiesa in quattro movimenti. Sia sul piano formale che della scrittura la sonata ricorre alle opzioni dello stile concertante ed i movimenti mossi sono autentiche fughe o fugati. Di particolare interesse il primo tempo della Sonata, Siciliana in tempo Largo, che ricorda arie delle cantate delle passioni bachiane.

L. van Beethoven Sonata in do min. op. 30 n. 2
Composta nel 1802, dedicate allo zar Alessandro I, rappresenta un interessante modello di Sonata concertante, e prende probabilmente spunto dalle ultime Sonate di Mozart (K454, K491 e la K526). In questo anno infausto, in cui la perdita dell’udito di Beethoven si manifesterà in tutta la sua gravità, egli scrive anche la seconda Sinfonia e la Sonata per pianoforte op. 31. Nella Sonata spiccano l’originalità di alcune formule strumentali come, ad esempio, gli staccati martellati, le irruenti scale, le sovrapposizioni di linee melodiche e tempestose figurazioni del basso ed alcuni tratti percussivi o declamatori.  Originalità del primo tempo, la mancanza della ripetizione integrale dell’esposizione; l’Adagio cantabile in la bemolle maggiore, improntato ad una vena elegiaca (“ dolce, velata e molto nobile” secondo l’opinione di Berlioz), si pone in evidenza per la varietà dell’elaborazione; nello Scherzo troviamo spostamenti di accenti che saranno poi tipici, di analoghi movimenti, nella produzione successiva di Beethoven mentre il Finale è caratterizzato da una grande tensione espressiva in cui troviamo due elementi caratterizzanti, uno ritmico e l’altro evidentemente melodico e chiude con un Presto in do minore dal movimento affannoso e violento.

Duo Tramma - Facchini

Paolo Minetti
(Torino 1961)

Harmoniae

Programma

 

Johann Sebastian BACH

Sonata per Violino e e cembalo (pianoforte)
in do minore BWV 1017 n.4
- Siciliano. Largo
- Allegro
- Adagio
- Allegro

 

Ludwig van BEETHOVEN

Sonata in do minore op. 30 n. 2
- Allegro con brio
- Adagio cantabile
- Scherzo - Allegro
- Finale - Allegro

 

Paolo MINETTI

Harmoniae. Tre pezzi onirici
dedicati al Duo Tramma-Facchini

- Largo
- Allegro
- Adagio

 


Paolo Minetti: il ruolo del compositore


Qualcuno vorrebbe che parlassi della mia musica. La musica é un linguaggio che va ascoltato, parlarne spesso la sminuisce.

Parliamo invece del ruolo del compositore. Quello che ascolterete, vi parrà un po' "fuori moda", una scelta non allineata principalmente con certe tendenze della post-avanguardia. Quelle avventure per me sono trascorse.

Recupero un'estetica abbandonata e dismessa, quasi fosse un pezzo da museo, un simulacro muto e immoto, qualcosa fatto ormai per una "spiritualità" fittizia e inattuale. Sarebbe inattuale allora la creatura umana con le sue paure ancestrali, il suo mondo immaginale, quel mondo fatto di creature esaltanti e orrifiche, di geni e di presenze inquietanti? Solo uno sciamano potrebbe comprendere questo: l'uomo musicale, il musico, comunica con un mondo terribile e pericoloso, il mondo dei trapassati. Una realtà metafisica e ribelle, che mal si adatta a coercizioni e regole, anche se le "regole" sono necessarie per esprimere al meglio la propria visione.

Una realtà che parla una lingua insolita, qualcosa di patologico e maniacale, quella dei suoni, dove il ritmo, il senso del passo, il tempo che trascorre producono l'illusoria benchè vivida, metafora dell'eternità.

L'eternità é costituita da attimi, e quegli attimi sono una parte del tutto. Il suono ne é solo un frammento fuggevole e che sfugge a ogni tentativo di fermarlo nel suo divenire. Solo un "mago" ne è capace, e in questo i musicisti lo sono.

Harmonia - quella del mito, figlia degli opposti, Marte e Venere e non solo - si traduce in una sorta di "meditazione" fatta di suoni. Chiamatela pure "sonata" barocca ( grave-allegro-grave ), poco importa alla musica che le vengano affibbiate etichette! Suona insolitamente tonale? Questo é certo, il motivo? Forse é una ragione culturale, o forse naturale, o forse ancora né l'una, né l'altra. Nella mia mente volano fantasmi del secolo trascorso, e quelli esigono d'essere ascoltati. A una creatura oltremondana non possiamo restare indifferenti.

Pentatonalità, esacordi, scale acustiche, modalismi, "manierismi" folklorici e tinte ambigue, il tutto sfoltito e quasi reso, in modo alquanto imbarazzante, "semplice": semplice implica però la capacità di aver pensato in modo complesso.

Invece di titoli, tre brevi poesie. Chi é l'autore? "L'autore ha cercato", e invece finge, e nel fingere plasma qualcosa di magico e pervasivo tanto da divenire evocativo fino allo struggimento finale: tutto si liquefa in un Re maggiore che del suo smalto ha perso ogni riflesso traslucido; l'oro si confonde nelle plumbee nebbie delle ceneri del passato.L'“Harmonia Sonora" ha giocato: ha carezzato il nostro udito trascinandoci verso inquiete atmosfere colme di sofferta nostalgia. Anche la gioia é diafana fata che danza sulle punte delle biscrome, saltellando qua e là, come una folle in cerca di un punto d'equilibrio. L'equilibrio é un'altro dei giochi della malia incantatoria del suono.

Più non chiedete, ma ascoltate e se vi riesce, commuovetevi.

Paolo Minetti

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