12 marzo - TEATRO KEIROS

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12 marzo

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Giovedì 12 Marzo ore 21

Giulia Persi
curriculum

Programma

 

Franz Joseph HAYDN

Sonata in mi bemolle maggiore Hob XVI/53
- Allegro
- Adagio
- Finale. Presto

 

Robert SCHUMANN

Kreisleriana op. 16

 

Sergej PROKOFIEV

Sonata n. 7 op. 83
- Allegro Inquieto
- Andante caloroso
- Precipitato

 
 

Franz Joseph Haydn
(Rohrau 1732 – Vienna1809)
ritratto di Thomas Hardy (1792)

Robert Schumann
(Zwickau 1810 – Endenich/Bonn 1856)
litografia di Joseph Kriehuber (1839)

Sergej Prokofiev
(Soncovka 1891 – Mosca 1953)



Viaggio nel tempo



Il concerto di questa sera propone un viaggio attraverso i secoli, dall’ultima celebre sonata di Haydn, eroica e umoristica, a quella intensa e tagliente di Prokofiev, passando attraverso la suggestiva fantasia Kreisleriana di Schumann:


Apre il concerto la Sonata in mi bemolle maggiore, di F.J. Haydn scritta nel 1794 durante il secondo soggiorno londinese del musicista. Questa Sonata, l'ultima in ordine di tempo che Haydn abbia scritto, è anche la sua opera pianistica più celebre. Vi troviamo infatti accenti eroici nel primo tempo Allegro, il fervore lirico dell'Adagio centrale, lo humour del Finale (Presto): qui le anticipazioni del mondo emotivo di Beethoven diventano più chiare. Non per nulla Goethe scrisse in «Kunst und Alterthum» (Arte e Antichità) che Haydn «è figlio delle nostre contrade e crea con naturalezza la musica. Temperamento, sensibilità, spontaneità, dolcezza, forza, infine le due caratteristiche stesse del genio, ingenuità e ironia: tutto questo appartiene a lui.»

Il nostro viaggio prosegue con gli otto pezzi della Kreisleriana op. 16 di Robert Schumann nati nella primavera del 1838 sotto uno stato d'animo felice ed esaltato per il compositore. Essi, pubblicati con la dedica "all'amico F. Chopin", nonostante fossero stati ideati per Clara Wieck, recano il sottotitolo di “Phantasien” ma sono piuttosto dei sogni febbrili e delle allucinazioni: grandi ondate emozionali si accavallano, si mescolano, si perdono nelle profondità di crisi misteriose, in un continuo ascendere verso le vette e precipitare verso gli abissi, in uno stato di perpetua esaltazione e agitazione. Non sono isolabili l'uno dall'altro, come può accadere, per esempio, a proposito dei Phantasiestücke o di altri cicli, perché nell'insieme attingono un'omogeneità coerente e assoluta, anche perché all'interno del complessivo loro tracciato si rinvengono legami tonali ed espressivi strettissimi.

Composta tra il 1939 e il 1942, la Sonata n. 7 di Prokofiev fa parte, insieme alla n. 6 e alla n. 8, del cosiddetto trittico delle Sonate di guerra, pagine che per la loro intensità e per il periodo di composizione sono state lette come un resoconto dei terribili avvenimenti dell'epoca; sarà con questo brano che si concluderà il nostro viaggio nel tempo. Si tratta di una partitura aggressiva con un piglio eroico che l'ha imposta come una delle pagine più celebri di Prokofiev. Grazie alle contrapposizioni di registri e alla scarna armonia, il pianoforte perde qualsiasi caratteristica di alone romantico e l'ascoltatore è spesso colpito da valanghe di materia sonora, un effetto che colpì il poeta Majakovskij che etichettò la Sonata n. 7 come uno «schiaffo in faccia al gusto del pubblico». Nel tempestoso primo movimento, Allegro inquieto, assistiamo alla lotta di un'intera nazione contro l'invasore e contro l'ingiustizia, mentre il secondo movimento (Andante caloroso) sembra il ricordo dei giorni di pace, un breve riposo prima di ripiombare nel vortice infernale del terzo movimento.

Giulia Persi




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