13 ottobre - TEATRO KEIROS

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13 ottobre

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Giovedì 13 Ottobre ore 21

Brunella De Socio
curriculum

Accanto, Schubert nel ritratto di Wilhelm August Rieder;

Messiaen colto dall'obiettivo mentre annota i suoni della natura

Sogni . . . visioni . . .

programma

 

Franz SCHUBERT (1797-1828)

Olivier MESSIAEN (1908-1992)

Sonata D 960 in Si bem. Maggiore   (1828)

da 'Vingt regards sur l'Enfant Jésus'   (1944)

-  Molto moderato  -  Andante sostenuto  -  
-  Allegro vivace con delicatezza  -  Allegro, ma non troppo

- Regard de la Vierge  -  Regard des Anges  -  
- Le baiser de l’Enfant-Jésus  -Je dors, mais mon coeur veille

 
 


Sogni . . . visioni . . .



Schubert, Sonata D 960

Nel settembre 1828, anno della sua scomparsa, Schubert compone le sue ultime tre grandi sonate per pianoforte, l’ultima delle quali, la D960 in Si bemolle Maggiore, è la più ampia e sviluppata delle tre: un testamento spirituale dal tono calibrato e raccolto, ma molto intenso.


Il Molto Moderato è aperto da un tema cantabile che scaturisce quasi da un discorso interiore, interrotto subito da un trillo cupo che crea una sensazione di mistero e di attesa, come se il tema stentasse ad affermarsi (questo trillo oscuro si ritroverà anche altrove nel corso del movimento). Una volta che il tema è riuscito ad espandersi nella sua pienezza Schubert lo riespone nell’atmosfera sospesa di sol bemolle e poi di nuovo nella tonalità di impianto,questa volta accrescendo la dinamica fino al forte.  Il secondo tema viene rapidamente introdotto in una tonalità apparentemente distante ma in realtà in relazione con quel trillo che abbiamo ascoltato all’inizio. Dopo la ripetizione dell’esposizione, introdotta sempre da quel trillo, questa volta in fortissimo, inizia uno sviluppo non troppo esteso in Do diesis minore, tonalità molto lontana da quella di impianto (è la dominante del secondo tema in fa diesis/sol bemolle): il canto è risucchiato da un vortice modulante che ingloba elementi dell’esposizione in un processo di frammentazione e suddivisione. La ripresa è annunciata daltrillo incombente dell’inizio della sonata e con esso si conclude, come per realizzare un’idea di rotazione ossessiva intorno ad un punto instabile. L’Andante sostenutoin Do diesis minore, un Lied tripartito, ci porta in un’atmosfera di ipnotica introspezione, dominata da un senso di stanchezza e desolata rassegnazione. Solo nell’episodio centrale la modulazione in La maggiore sembra aprire uno spiraglio di luce e speranza. Ma si tratta di un momento: la ripresa, tramite la variazione apportata al basso, ci fa capire che è successo qualcosa e lo stato d’animo è lievemente mutato. La svolta finale in Do diesis Maggiore non significa rasserenamento, così come è stato per la parte centrale, ma affermazione più convinta di una condizione esistenziale immodificabile.La quasi irreale spensieratezza del breve Scherzo e Trio Allegro vivace condelicatezzaè strettamente legata al ritmo ternario tipico dei valzer viennesi e dei rustici Laendler. Il Trio riecheggia una ninnananna popolare, e costituisce una sorta di ricordo nostalgico di un mondo sereno.

Personalmente ritengo molto importante l’indicazione di Schubert “con delicatezza”, molto più significativa del “vivace”. L’Allegro, ma non troppo, un Rondò/Sonata, ha un incipit sorprendente: una ottava isolata che ritorna periodicamente a interrompere il discorso, un pensiero serio che si affaccia improvvisamente a ricordare qualcosa. Da notare che si tratta di un’ottava di sol naturale ben piantato in opposizione al trillo sul sol bemolle, mobile e scivoloso, del primo movimento. I temi su cui si basa il brano sono tre: il primo discorsivo e disinvolto, il secondo cantabile, il terzo drammatico, che si stempera nella serenità di una danza. Ho voluto leggere  nella ripetizione  finale di questo ritmo di danza quasi un ricordo, un sorriso fra le lacrime. Una coda conclude il brano, e quindi la sonata, in maniera apparentemente trionfalistica…una rivolta di fronte a un destino ineludibile.





Messiaen, Vingt regards sur l’Enfant-Jésus

I 'Vingt Regards' costituiscono la “summa” della prima stagione creativa di Messiaen e mostrano l’originalità del suo pensiero musicale e del suo eclettismo che reinventa forme e procedimenti mutuati da altri compositori per dar vita ad uno stile personale e coerente.





La parola “regard” in francese ha vari significati: sguardo, riguardo, ma anche rispetto e venerazione. Alcuni dei venti brani costituiscono autentiche sfide tecniche: l’uso del virtuosismo riflette l’antipatia di Messiaen per gli aspetti più “insipidi” della musica sacra. Nel Regard de la Vierge l’ispirazione, come scrive Messiaen, è la donna della Purezza, la donna del Magnificat, la donna che con innocenza e tenerezza contempla il suo bambino. Il motivo oscillante e tenero dell’inizio,con sonorità cristalline quasi da carillon,  è seguito da sezione centrale celebrativa. Da questa Messiaen fa derivare un discanto alla parte superiore nella ripresa del tema iniziale, che la rendepiena di una profonda calma interiore. In Le baiser de l’Enfant-Jesus, che è il pezzo più lungo tra i movimenti lenti della raccolta, abbiamo la ricorrenza di uno dei temi sui quali si basa la raccolta:il “tema di Dio”. Nel brano si susseguono vari momenti: il tema di Dio in berceuse - che costituisce la prima parte del pezzo - il giardino, le braccia tese verso l’amore, il bacio e infine l’ombra del bacio.La seconda parte è una specie di “scena drammatica” ispirata, come ci dice Messiaen, dal dipinto di “Gesù bambino che lascia le braccia di sua madre per abbracciare Santa Teresa di Lisieux come simbolo della comunione, dell’amore divino”. Questa costruzione armonica, che culmina in clusters fortissimi all’estremo acuto del pianoforte, sfocia nel momento del bacio, come annotato tra parentesi dall’autore sulla parte. Si tratta di un momento di estasi pura, spinto in avanti attraverso un’enorme intensificazione, poi attraverso una perorazione. Il senso di compiutezza è sottolineato nella bellissima coda dove il tema iniziale in tono sommesso sostiene figurazioni chopiniane che recano l’indicazione “dolce e soave”. Nel Regard des Anges troviamo alcuni elementi virtuosistici che delineano un atmosfera tutt’altro che “angelica” nel senso solito del termine. A mio avviso l’incipit contiene degli elementi gestuali che si riferiscono alle ali. La prima parte del pezzo è costituita dalla successione di cinque elementi - dei quali i primi tre molto brevi - ripetuta tre volte con  ampliamenti, e, come descrive l’autore, rappresenta scintillii, percussioni (il quarto elemento è un canone ritmico), suoni prodotti da immense tromboni al basso (nel quinto elemento). Nella seconda parte si apre una sezione ispirata ai canti di uccelli che tutto avvolge di blu. La coda, che prende le mossedai “tromboni”,  si dilata nella dinamica e nello spazio abbracciando man mano tutta la tastiera per rappresentare lo stupore degli angeli che si accresce, poiché, come scrive l’autore, non è a loro, ma alla razza umana che Dio si è unito…L’apertura di Je dors, mais mon coeur veille
è straordinaria: un lungo sogno in un tempo molto lento e con una sola armonia sospesa e immobile (il fa diesis maggiore). Come dice l’autore,i silenzi qui hanno una funzione molto importante. Il titolo è la citazione di un versetto del “Cantico dei Cantici” (Io dormo, ma il mio cuore veglia. Un rumore! E’ il mio diletto che bussa: aprimi sorella mia, mia amica, mia colomba, perfetta mia; perché il mio capo è bagnato di rugiada, i miei riccioli di gocce notturne). Nel suo commento Messiaen inserisce un altro riferimento letterario: le letture francescane “Considerazioni sulle stimmate”, nelle quali un angelo musicista, grazie alla dolcezza insostenibile del suono della sua viola, fece addormentare San Francesco. I motivi si susseguono quasi sospesi nel vuoto. Come per chiudere un cerchio, il pezzo si chiude con la stessa atmosfera sognante e sospesa dell’inizio che si fa sempre più rarefatta sino a scomparire nelle profondità del registro basso.

Brunella De Socio

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