16 febbraio - TEATRO KEIROS

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16 febbraio

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Giovedì 16 Febbraio ore 19


La giusta maniera di procedere da sé o di essere condotti da un altro nelle cose d'amore è questa: prendendo le mosse dalle cose belle di quaggiù, al fine di raggiungere il Bello, salire sempre di più, come procedendo per gradini, da un solo corpo bello a due, e da due a tutti i corpi belli, e da tutti i corpi belli alle belle attività umane, e da queste alle belle conoscenze, e dalle conoscenze procedere fino a che non si pervenga a quella conoscenza che è conoscenza di null'altro se non del Bello stesso, e così, giungendo al termine, conoscere ciò che è il bello in sé.

(Platone, Simposio 211 a. C.)

Federico
Virgilio
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Giuseppe
D'Acunto
curriculum


L’amore nell’era di internet.

Come è cambiato il modo di amare attraverso il mondo virtuale



Platone nel Simposio descriverà l’amore come ‹‹desiderio di possedere eternamente il bene›› (207a) e costruirà quella concezione che poi passerà nella cultura occidentale come “amore platonico”, che ispirerà gli artisti di ogni epoca storica. Nell’epoca attuale, la nascita e la diffusione di internet come mezzo di comunicazione ha rivoluzionato non solo la comunicazione, ma anche moltissime abitudini fra le persone stesse, tant’è che, infatti, non è infrequente conoscersi tramite internet, ovvero “in rete”. Il sociologo Z. Bauman, mettendo in guardia dai limiti sia della rete che dei social network, affermerà che: ‹‹Molte persone usano i social network non per unire e ampliare i propri orizzonti, ma, piuttosto, per bloccarli in quelle che chiamo zona di comfort, dove l’unico suono che sentono è l’eco della propria voce, dove tutto quello che vedono sono i riflessi del proprio volto. Le reti sono molto utili, danno servizi molto piacevoli, però sono una trappola››. Sicuramente internet ha condizionato le relazioni umane; e l’amore? “Essere collegati” può portare alla creazione di legami: questi hanno una reale esistenza oppure sono soltanto relazioni fittizie? Internet può far nascere amori platonici? O…


Caffè filosofico



Il Caffè filosofico (o Café philò) nasce a Parigi nel 1992 ad opera del filosofo Marc Sautet che organizzava ogni domenica al Café de Phares, a Place de la Bastille, incontri con amici, conoscenti e curiosi per impegnarsi nello scambio di idee in stile filosofico sui più disparati argomenti.



Lo scopo principale di questa pratica filosofica è quello di filosofare insieme: il filosofo si mette a disposizione dei partecipanti, profani più o meno di conoscenza filosofica, per mettere in discussione punti di vista, opinioni comuni, risposte e soluzioni ritenute certe, perché la giusta posizione del filosofo è quella dell’interrogare, non affermare, ‹‹mettere in dubbio›› ciò che pensiamo di sapere, ‹‹vederci chiaro›› lì dove l’insensatezza, la contraddizione, il paradosso minano le nostre certezze.




In questo senso la filosofia rappresenta ‹‹uno stato d’animo, un modo di usare l’intelletto››. Il dibattito comune, nel quale ognuno può prendere parte, proporre la propria opinione, difenderla e sottoporla all’esame altrui, e la riflessione collettiva, che impegna ciascuno alla ricerca di una possibile soluzione della questione discussa, sono elementi essenziali caratterizzanti il Café philò. Pertanto questa pratica filosofica si configura come luogo adatto a riscoprire la fiducia nella ragione e nella democrazia, riconsegnando al filosofo (e alla filosofia) il suo ruolo perenne:



"La vocazione del filosofo non è di tacere. Non è ripiegandosi su se stesso che sostiene il suo ruolo, ma andando per la strada, in città, mescolandosi alla vita della gente, passeggiando nella piazza del mercato, tra la folla di venditori e imbonitori. Interrogando gli uni e gli altri. Discutendo. Non perché sa, perché dispone di un sapere superiore, ma perché invidia coloro che sanno o pretendono di sapere. Vuole sapere, ma non vuole essere ingannato. E, se ha una cosa da insegnare, è questa. Ha bisogno di applicazione, di metodo, attenzione, concentrazione, calma, ma anche del contrario: il confronto con la realtà, il rapporto con la gente, la sfida a coloro che abusano degli altri. La meditazione e la lotta. Il silenzio e il brusio. La solitudine e l’agorà ". (M. Sautet “Socrate al caffè”)



Chiunque partecipa ad un Café philò può trascorrere una esperienza stimolante, appassionante, capace di arricchirlo e di fargli riscoprire quelle attività e quei valori che costituiscono i pilastri della cultura umana: l’uso della ragione e la convivenza civile.



Il termine caffè filosofico (dal francese Café Philosophique) rimanda agli anni del Settecento, quando era comune riunirsi nei salons e nei café per discutere di argomenti di diversa natura. Pratica nata in Francia come esercizio dell'opinione, non confinato nei complessi problemi filosofici, ha subito varcato i confini nazionali, giungendo anche in Italia. La discussione, nei caffè o in luoghi non convenzionali, è pratica giunta fino ai giorni nostri.

sopra, Dante e Beatrice (Dante Gabriel Rossetti,1859) - Goethe e Charlotte von Stein (aquarello, 18. sec.) - Petrarca e Laura (Scuola veneziana, 1510 ca.)

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