16 marzo - TEATRO KEIROS

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16 marzo

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Giovedì 16 Marzo ore 19


«“Essere moderni” significa modernizzare, compulsivamente e ossessivamente: non tanto “essere” – e tanto meno mantenere la propria identità –, ma “divenire”, restare perennemente incompiuti e indefiniti.»

(Zymunt Bauman, Modernità liquida, Laterza, Roma-Bari 2000, p. VI)

Federico
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Giuseppe
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Forme di convivenza nella società liquida

Radiografia di uno stato di crisi



“Liquidità”, per il sociologo e filosofo polacco Zygmunt Bauman (1925-2017), è la cifra che meglio caratterizza la precarietà del nostro tempo: ciò che dà l’impronta inconfondibile all’epoca in cui viviamo, alla vita che conduciamo, ai nostri comportamenti individuali e collettivi, i quali sono tali che si vanno disgregando e ricomponendo rapidamente, in modo permanentemente incerto, fluido e vacillante.

In particolare, l’ambito dei rapporti umani cessa di essere un dominio in cui sentirsi protetti, tranquilli e al sicuro, per trasformarsi in una giungla: in una pericolosa zona di frontiera in cui occorre ingaggiare interminabili scontri quotidiani per il riconoscimento.

Cosa si sostituirà un giorno a questo stato generale di liquefazione? Bauman non ce lo dice. Sappiamo solo che durerà abbastanza a lungo.


Caffè filosofico



Il Caffè filosofico (o Café philò) nasce a Parigi nel 1992 ad opera del filosofo Marc Sautet che organizzava ogni domenica al Café de Phares, a Place de la Bastille, incontri con amici, conoscenti e curiosi per impegnarsi nello scambio di idee in stile filosofico sui più disparati argomenti.



Lo scopo principale di questa pratica filosofica è quello di filosofare insieme: il filosofo si mette a disposizione dei partecipanti, profani più o meno di conoscenza filosofica, per mettere in discussione punti di vista, opinioni comuni, risposte e soluzioni ritenute certe, perché la giusta posizione del filosofo è quella dell’interrogare, non affermare, ‹‹mettere in dubbio›› ciò che pensiamo di sapere, ‹‹vederci chiaro›› lì dove l’insensatezza, la contraddizione, il paradosso minano le nostre certezze.




In questo senso la filosofia rappresenta ‹‹uno stato d’animo, un modo di usare l’intelletto››. Il dibattito comune, nel quale ognuno può prendere parte, proporre la propria opinione, difenderla e sottoporla all’esame altrui, e la riflessione collettiva, che impegna ciascuno alla ricerca di una possibile soluzione della questione discussa, sono elementi essenziali caratterizzanti il Café philò. Pertanto questa pratica filosofica si configura come luogo adatto a riscoprire la fiducia nella ragione e nella democrazia, riconsegnando al filosofo (e alla filosofia) il suo ruolo perenne:



"La vocazione del filosofo non è di tacere. Non è ripiegandosi su se stesso che sostiene il suo ruolo, ma andando per la strada, in città, mescolandosi alla vita della gente, passeggiando nella piazza del mercato, tra la folla di venditori e imbonitori. Interrogando gli uni e gli altri. Discutendo. Non perché sa, perché dispone di un sapere superiore, ma perché invidia coloro che sanno o pretendono di sapere. Vuole sapere, ma non vuole essere ingannato. E, se ha una cosa da insegnare, è questa. Ha bisogno di applicazione, di metodo, attenzione, concentrazione, calma, ma anche del contrario: il confronto con la realtà, il rapporto con la gente, la sfida a coloro che abusano degli altri. La meditazione e la lotta. Il silenzio e il brusio. La solitudine e l’agorà ". (M. Sautet “Socrate al caffè”)



Chiunque partecipa ad un Café philò può trascorrere una esperienza stimolante, appassionante, capace di arricchirlo e di fargli riscoprire quelle attività e quei valori che costituiscono i pilastri della cultura umana: l’uso della ragione e la convivenza civile.



Il termine caffè filosofico (dal francese Café Philosophique) rimanda agli anni del Settecento, quando era comune riunirsi nei salons e nei café per discutere di argomenti di diversa natura. Pratica nata in Francia come esercizio dell'opinione, non confinato nei complessi problemi filosofici, ha subito varcato i confini nazionali, giungendo anche in Italia. La discussione, nei caffè o in luoghi non convenzionali, è pratica giunta fino ai giorni nostri.

In alto, Salvador Dalì, La persistenza della memoria (Gli orologi molli) 1931 - Ian Davenport, Wallpainting 2012
sopra, Henri Rousseau, Il sogno (dettaglio) 1910 - Francis Bacon, Tre studi di Lucian Freud 1969 - Michelangelo Pistoletto, Venere degli stracci 1967

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