20 settembre - TEATRO KEIROS

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20 settembre

QUESTO MESE > info in dettaglio

Venerdì 20 Settembre ore 21

Irene Ninno
info

Programma

 

Robert SCHUMANN

3 Fantasiestücke op. 111
- Sehr rasch, mit leidenschaftlichem Vortrag
-  Ziemlich langsam
- Kräftig und sehr markiert

 

Franz LISZT

Fantasia e fuga sul nome B.A.C.H

 

Maurice RAVEL

Valses nobles et sentimentales

 

Sergej PROKOFIEV

Sonata N. 6 in La maggiore op. 82
- Allegro moderato
- Allegretto
- Tempo di valzer, lentissimo
- Vivace

 


Viaggio tra i cromatismi

I temi cromatici sono da sempre stati utilizzati nella musica come mezzo per esprimere dolore, indefinitezza, tensione, ma sono stati anche veicolo di sperimentazione tonale ed espressiva. Ogni compositore se ne serve per diversi ed individuali significati: cromatico è il primo dei Pezzi fantastici op. 111 di Schumann, un intimo grido di dolore di uno dei periodi più bui della vita del compositore tedesco; cromatico è il tema B.A.C.H. (si – la – do -si bemolle) di cui Liszt si serve per costruire l’architettura della monumentale Fantasia e fuga sul nome BACH ; cromatici sono i temi e le armonie usate da Ravel nei Valses nobles et sentimentales del 1911 per destrutturare e farsi beffa della forma musicale simbolo dell’800, il valzer; cromatico è anche il nucleo motivico dell’architettura della più mastodontica sonata pianistica del Novecento, la Sesta Sonata di Prokofiev, composta durante la Seconda Grande Guerra

Robert Schumann:
Tre Pezzi Fantastici op. 111

I Tre pezzi fantastici op. 111 furono composti nel 1851, durante il soggiorno di Schumann a Dusseldorf durante il quale cominciarono a manifestarsi i segni della malattia mentale che lo avrebbe portato, nel 1854, a tentare il suicidio gettandosi nelle acque del fiume Reno. Il senso di inquietudine, smarrimento e paura permea costantemente questi tre pezzi.

Il primo, Molto vivace e appassionato, è un pezzo burrascoso senza mai attimi di risoluzione: il senso di ansia è reso in modo efficace dal moto incessante delle terzine, accompagnate dalla mano sinistra con una progressione di tritono, che conferisce al branp una sensazione di costante instabilità e tensione drammatica. L'armonia è sempre cromatica e le frasi sono molto brevi e frammantate, più simili a motivi che a frasi musicali vere e proprie. Il secondo brano, Più tosto lento - Un poco più mosso, in la bemolle maggiore, presenta un tema sereno e cantabile, come uno squarcio di sole in mezzo alle nubi, ma il flusso musicale è, anche in questo caso, irregolare e frammentario. Nella sezione centrale, viene presentato un tema a terzine (richiamo al primo brano), di forte tensione drammatica che lascia spazio alla riproposizione del tema principale, che gradualmente sbiadisce in una gelida quiete. Il terzo brano, come il primo in do minore, inizia con un tema grandioso, robusto e severo che si alterna ad un tema in maggiore cantabile e sommesso.

Robert Schumann
(Zwickau 1810 – Endenich  1856)
litografia di Joseph Kriehuber (1839)

Franz Liszt
(Raiding 1811 – Bayreuth 1886)

Franz Liszt:
Fantasia e fuga sul nome B.A.C.H.

La “Fantasia e fuga sul nome BACH” è stata composta da Franz Liszt nel 1855 per organo solo con il titolo "Präludium und Fuge über den Namen BACH", S 260 e trascritta per pianoforte solo S 529/1. E’ stata revisionata nel 1870, sempre per organo solo, S 260/2 e quindi ritrascritta per pianoforte solo con il titolo "Fantasie und Fuge über das Thema BACH", S 529/2- nel 1877. Analogamente ai Preludi e fuga di tradizione barocca la composizione si compone di una fantasia dal carattere improvvisativo, libero e virtuosistico e di una fuga a quattro voci, molto lontana dalle forme costruttive bachiane (a parte l’entrata iniziale delle voci), molto più vicina al Leitmotiv wagneriano che ad una fuga. Essa infatti raccoglie gli elementi più caratteristici del pianismo lisztiano, da quelli ornamentali-virtuosistici a quelli costruttivi ed espressivi, distribuiti in un'articolazione di vasto e inimitabile respiro. La composizione si basa sul tema ricavato dal nome BACH in notazione tedesca (ossia formato dalle note si bemolle-la-do-si), che guida l'intero discorso musicale verso esiti di inesauribile varietà, quasi a volerne estrarre tutte le possibilità sotto il profilo sia melodico che armonico con estese ramificazioni ornamentali e virtuosistiche. Si direbbe anzi che a Liszt questo tema interessi più in quanto materiale che in quanto simbolo: egli ne sfrutta cioè le diverse implicazioni facendone il fondamento dell'elaborazione compositiva. Soprattutto la componente cromatica di esso è accentuata via via che il processo musicale si dipana: all'inizio il tema BACH appare al basso con funzione di ostinato, indi si converte in elemento melodico emergente sulla fitta rete delle figure d'accompagnamento, che sempre più tendono a dare il senso di una strumentazione.

La Fantasia si articola in diverse sezioni contrassegnata ognuna dal cambiamento di tempo e da figure pianistiche caratterizzanti, nelle quali la libertà dell'improvvisazione si salda nella scelta dei momenti e dei motivi determinanti. La Fuga, a sua volta basata sul tema principale, annunciato pianissimo e misterioso, riprende l'elemento cromatico come fondamento della composizione e si distingue dapprincipio per la pensosa serietà della costruzione polifonica, spesso di una monumentale severità, slanciandosi poi nella visionarietà di passi animati da un'espressione pianistica davvero trascendentale. Il travolgente addensarsi delle risorse tecniche e strumentali corrisponde all'incalzare del tempo, che si fa sempre più stringente e teso; al culmine della tensione, riappare il tema, Maestoso e in una disposizione accordale piena, come pregno di una sua trascendentale identità, rivelata e potenziata un'ultima volta prima del gesto altamente retorico di una breve chiusa d'effetto.

da sin.: Maurice Ravel (Ciboure 1875 – Parigi 1937)

Sergej Prokofiev (Soncovka 1891 – Mosca 1953)

Maurice Ravel : Valses nobles et sentimentales

«Il titolo di Valses nobles et sentimentales indica a sufficienza la mia intenzione di comporre una serie di walzer sul modello di Schubert. Al virtuosismo che faceva da sfondo a Gaspard de la nuit, fa seguito una scrittura nettamente più chiara, che indurisce le armonie e sottolinea i rilievi della musica», scrive l'autore nell'autobiografia.

La partitura dei Valzer nobles et sentimentales, composti nel 1911, è costituita da una suite di otto valzer. Il titolo è un omaggio a Franz Schubert, autore attorno al 1823 di due raccolte di composizioni per pianoforte solo battezzate Valses nobles e Valses sentimentales. Ravel pubblicò la versione per pianoforte solo nel 1911 e la prima esecuzione ebbe luogo il 9 maggio 1911 nel corso di una serata privata organizzata dalla Société Musicale Indépendante alla Salle Gaveau; primo interprete fu Louis Aubert, al quale peraltro Ravel aveva dedicato la composizione. Aubert eseguì le opere presentandole anonime e Ravel, presente al concerto, si divertì nel vedere alcuni convinti sostenitori della sua musica farsi beffe "di quei valzer aciduli e sghembi". L'anno successivo Ravel ne pubblicò la trascrizione per orchestra su un'azione coreografica scritta dallo stesso Ravel e nacque un balletto intitolato "Adélaïde, ou le langage des fleurs" (Adelaide, o il linguaggio dei fiori) rappresentato al Théâtre du Châtelet di Parigi nel 1912.

Il riferimento a Schubert (34 Valses sentimentales, D. 779; 12 Valses nobles, D. 969) non basta a nascondere l'originalità del lavoro, di cui Debussy rimarcava le «angolosità, nate dall'orecchio più raffinato che sia mai esistito». Il mondo del walzer si scompone e frammenta, in questa suite in otto episodi, il ritmo e la melodia propri del walzer vengono sfiorati, più spesso negati, spezzati, con la consapevolezza di chi si volge a considerare una forma antica, affascinante e perduta. La struttura formale dei valzer è invece relativamente semplice, essendo fondamentalmente costruita su due temi che si alternano, ma la linearità del caratteristico tempo ternario viene stravolta con sovrapposizioni ritmiche ambigue.

Sergej Prokofiev: Sonata in la maggiore n. 6  op. 82

La Sesta, la Settima e l’Ottava Sonata per pianoforte sono conosciute come “Sonate di guerra”, poiché furono composte all’incirca nel periodo del secondo conflitto mondiale. Come testimoniò Mira Mendel’son, Prokofiev alla fine del 1939 cominciò a comporre una grande Sonata di undici movimenti, cui lavorò contemporaneamente: alla fine tale sonata si sdoppiò in tre differenti composizioni, ossia le tre Sonate, che, anche se non facenti parte di una stessa composizione, appaiono pensate come un ciclo, come l’op. 109,110 e 111 di Beethoven oppure le ultime tre Sonate di Schubert. Considerate il vertice della produzione sonatistica del grande musicista russo, per la loro intensa drammaticità sono state più volte lette come un tragico resoconto degli eventi dell’epoca, reso efficacemente con l’impiego di fragorose dissonanze, ritmi frenetici e ossessivi, la politonalità, il chiaro richiamo a sonorità orchestrali.
Nel 1939 Prokofiev tornò alla scrittura pianistica dopo ben diciassette anni (la sua Quinta Sonata risale al 1923) con la composizione della Sesta Sonata, che impegnò il compositore fino alla primavera del 1940. Appena terminata, la Sonata fu eseguita dall’autore a casa di Pavel Lamm, evento ricordato da Svjatoslav Richter, presente alla serata: “(…) Arriva Prokofiev. Non è un habituè, bensì un invitato d’onore e la cosa si percepisce. Ha l’aria leggermente arrogante di chi si aspetta di essere celebrato. Ha portato la sua Sesta Sonata. “Di fatto” dichiara sul campo “sarò io che suonerò” […] Mi pare di ricordare che egli suonò due volte la sonata e se ne andò.Aveva il manoscritto sul leggio ed ero io a voltare le pagine. Prima che avesse finito decisi che avrei eseguito questa sonata. La chiarezza insolita dello stile e la perfezione strutturale di questa musica mi avevano stupefatto. Non avevo mai ascoltato nulla di simile. Il compositore vi aveva infranto gli ideali del Romanticismo con un’audacia selvaggia e aveva incorporato nella sua musica la pulsazione tremenda del XX secolo. Costruita classicamente ed equilibrata a dispetto di tutte le asperità, la Sesta Sonata di Prokofiev è un monumento”.

La prima esecuzione pubblica della Sonata in la maggiore op. 82 avvenne in diretta radiofonica nell’aprile del 1940, con l’autore al pianoforte. Amatissima da Richter, fu eseguita più volte dal grande pianista, anche se per decenni è caduta nell’oblio poiché offuscata dal melodismo più chiaro e limpido della Settima. Il magistero formale e la grande complessità e violenza sonora hanno fatto si che questa Sonata non sia stata immediatamente compresa da pubblico e interpreti, e che soltanto nell’ultimo ventennio sia entrata stabilmente nel repertorio concertistico più diffuso. La Sonata op. 82 segue una impostazione tipicamente classica, sia nel numero dei movimenti sia nella trattazione del materiale tematico, arricchito da una scrittura contrappuntistica di stupefacente ricchezza e rigore neoclassico. La Sonata si compone dei canonici quattro tempi: Allegro moderato, Allegretto, Tempo di valzer lentissimo, Vivace.

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