21-22-23 febbraio - TEATRO KEIROS

Vai ai contenuti

Menu principale:

21-22-23 febbraio

QUESTO MESE > info in dettaglio

21- 22 - 23 Febbraio ore 21

Il bosco di David Mamet

Perché gli uomini e le donne non sanno più stare insieme?
Alle prime difficoltà ci lasciamo; i divorzi hanno tristemente sostituito il lieto fine e sembrano essere diventati l’unica soluzione alla crisi di un matrimonio; siamo diventati incapaci di pazientare e di sopportare le debolezze dell’altro, forse anche per colpa di questa società ingorda non solo di oggetti ma anche, e
drammaticamente, di esseri umani e di sentimenti, privati entrambi della loro intrinseca sacralità e confusi maleducatamente per beni di consumo; la fedeltà è diventato un concetto antico e fuori moda; spogliarsi è diventato molto più facile che parlarsi; e infine, ma non per rilevanza, nessuno sa più promettere “amore eterno” e neanche un più modesto “per tutta la vita”.

Cosa ci sta succedendo?
Stiamo forse diventando incapaci di amare?
Ma soprattutto… Oggi, è ancora possibile amarsi?

“IL BOSCO” (1977) non fornisce risposte, ma indaga umilmente un amore, quello di Nick e Ruth, un giovane uomo e una giovane donna che si scoprono
vicendevolmente mendicanti di quell’amore che puntualmente li delude, ma al quale scelgono comunque di aggrapparsi, arrendendosi all’evidenza che in
quella parola e nel suo significato risiede il solo e unico senso del loro vivere.

Perché, anche se come sostiene Ruth “Non c’è niente che duri”, il loro amarsi è il solo brandello di eternità che sono riusciti a scovare in questo piccolo mondo in cui tutto, prima o dopo, muore.

Allora, forse, l’unica vera salvezza è alzare gli occhi al Cielo, accettare che, certo, anche noi un giorno moriremo, ma che tutto quello che tra di noi c’è stato
e abbiamo condiviso per qualche misterioso motivo non potrà essere cancellato.
Questa è l’eternità.
Ed è arrivato il momento di ricominciare a parlarne.

.

Veronica
Polacco

curriculum

Nicolas
Zappa

curriculum

Giulia
Tomaselli

curriculum


Il bosco



NOTE DI REGIA

Subito, ho amato “Il Bosco”.
Per l’umanità e la fragilità di Ruth e Nick, una giovane donna e un giovane uomo che tentano di amarsi per una notte, in una veranda di una casa sul lago.
Per la loro amarezza nello scoprirsi vicendevolmente mendicanti di un Amore che puntualmente li delude, ma al quale comunque si aggrappano come unica ancora di salvezza.
Per la violenza e la tenerezza che entrambi esprimono e che spesso si mischiano e si confondono, rendendosi complementari e necessari come la grazia al peccato.
Per la semplicità dei dialoghi, che non ne diminuisce ma, anzi, ne esalta la profondità.
Sono questi alcuni dei motivi per cui ho deciso di “prendermi cura” di questo testo.
“Il Bosco” è un testo che scava, ritrova e mostra congenite debolezze, inguaribili paure e insuperati limiti umani: la solitudine, la paura della morte, l’incomunicabilità dell’Amore.
“Il Bosco” è un testo che sa parlare di “cose grandi” con “parole piccole” e che sa raccontare anche quando tace, anche quando è il silenzio a prendere la parola.
Sul palco, un uomo, una donna e la verità delle loro parole.
Pochi oggetti essenziali e la povertà di due attori, che non hanno nient’altro da offrire se non loro stessi.

Veronica Polacco

.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu