22 settembre - TEATRO KEIROS

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22 settembre

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Venerdì 22 Settembre ore 21

Alessandro Conti
curriculum

Alessandro Conti - Ph. Glass, Etude No. 3
Live al Teatro Keiros (Keiros Video Production)

Programma

 

Philip GLASS (2007)

Mad Rush

 

William DUCKWORTH (2007)

Time Curve Preludes (selezione)

 

Philip GLASS

The Land: Piano Concerto No. 2 - III. movement, piano version by Paul Barnes

 

Howard SKEMPTON (2007)

Images (selezione)

 

Philip GLASS

Piano Etudes 3, 15, 17

 


Figure del Tempo Curvo

Nota al concerto


Non era certo prevedibile il potenziale espressivo che giaceva nascosto nei primi lavori che Philip Glass eseguì tra gli anni 60 e 70.
La destinazione di brani come Music in Similar Motion, in Contrary Motion, TwoPagesè quella di una tastiera immateriale di volta in volta accidentalmente rappresentata dal pianoforte, dall'organo o da un sintetizzatore, ma che si qualifica nella sua funzione fondamentale di superficie.

Era in fondo la stessa "tastiera spirituale" che presiedette alla composizione dell'Arte della Fuga di Bach o dell'Arietta dell'Op. 111 di Beethoven: un'estensione sulla quale proiettare la materia scaturita dalle semplici linee di un flusso sonoro geometricamente organizzato – uno spazioneutro che, col solo atto di essere tracciato, diveniva immediatamente dimora, separandosi da tutto ciò che era già stato.

In questo caso, però, gli elementi "sintattici" (come il fraseggio o la stessa tonalità) vengono ricondotti alla loro operazione primaria, e per ciò stesso caricati di una ritrovata, arcaica efficacia narrativa. Il contrappunto, la sovrapposizione dialogante degli eventi sonori, viene per così dire contratto e ridotto alla singolarità di note e accenti, agli atomi, quasi decontestualizzati, della frase musicale. Infine la struttura dei brani stessi (anziché concepita linearmente attraverso la giustapposizione di temi, sviluppi ed episodi), assume la ripetizione come propria cifra costitutiva, generando una spirale virtualmente infinita di rispecchiamenti, variazioni e ritorni.



Tutto ciò (ed altro ancora, su cui ci si potrebbe dilungare) era l'inizio, prima ancora che di una nuova poetica, di qualcosa di più sottile e, dapprincipio, inavvertito. Era un inusitato gesto, che avrebbe non soltanto influito enormemente sulla musica a venire, ma che avrebbe ancor più, se non cancellato, quantomeno velato le distinzioni di genere che tanto avevano scavato le avanguardie musicali (e la loro ricezione) negli anni 50.

Di fatto, si assisteva a una sorta di azzeramento della sintassi musicale, della concezione e dell'organizzazione del "discorso" sonoro: un reset immediato, d'inequivocabile chiarezza, tramite il quale emergeva con evidenza tutto il potenziale ancora inesplorato della tradizione musicale, da molti ritenuta al contrario (non senza prese di posizione ideologica) esaurita.

Philip Glass
(Baltimora 1937)

Gli eventi, in seguito, presero direzioni inaspettate. Il percorso di Glass si separò da una prima ricerca puramente strumentale, per sperimentarsi con l'opera lirica (Einstein on the Beach, Satyagraha):un'amplificazione dei mezzi e delle finalità della sua scrittura, tramite cui il compositore pervenne a una tensione espressiva e a una teatralità che avrebbe definito la sua peculiare personalità artistica oltre qualsiasi catalogazione di genere.

Dalle grandi masse sinfoniche e corali, Glass tornerà al pianoforte con le due serie delle Études (1994-2015), mostrando quanto lontano, e a quali disparate soluzioni, il suo linguaggio sia giunto, articolando e modificando gli assunti iniziali di quel gesto primario, fino a trasfigurarlo completamente in uno stile individualissimo, lirico e terso.

D'altra parte, quei primi lavori proseguirono comunque il proprio cammino, venendo assunti (nella loro estetica, nella loro tecnica) sia da compositori coevi, sia delle generazioni successive. Tra questi, i più rappresentativi furono senza dubbio Wiliam Duckworth e Howard Skempton, di cui presentiamo (in prima esecuzione italiana) i capolavori pianistici.

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Le ispirazioni sono le più diverse. L'opera di Duckworth è una grande, pianificata elaborazione della ripetizione come principio dell'esposizione musicale. Il discorso assume una cadenza ricorsiva, eppure mai uguale a se stessa: i temi e le idee strumentali si avvicendano ciclicamente le une alle altre, disegnando la traiettoria inconfondibile di un'ascesa, un avanzamento inesausto dal modello iniziale, dove ogni stadio di sviluppo ingloba in sé il precedente, trasponendolo in un nuovo ordine d'invenzione.

I pannelli delle Images di Howard Skempton nascono, invece, da un diverso spunto creativo. Il riferimento visuale contenuto nel titolo si traduce nel tentativo di conferire plasticità alla successione dei suoni: le frasi sulle quali si costruisce tutta la raccolta (come elementi materiali di una figura o un'architettura solide), più che accrescersi e divenire attraverso ampliamenti e variazioni, subiscono un modellamento quasi – verrebbe da dire – scultoreo, capace (ogni volta, ad ogni riesposizione) di isolare nuovi punti di luce e tracciare ulteriori dimensioni prospettiche.

All'ascolto, entrambe queste raccolte risultano imprevedibili, di sorprendente freschezza e non prive di una spaesante forza evocativa. La ricchezza dell'invenzione è sorprendente, come la loro capacità di generare un orizzonte musicale immaginoso, ricco di suggestioni e di richiami alla tradizione.
Emerge, infine, in essi o attraverso di essi, quella inclinazione all'abbandono alla pura voce, al puro suono, alla immediatezza di una comunicazione che non passa per la parola, ma che tocca direttamente l'interiorità più remota – quella singolarissima, vorticosa, dolce forma di cedimento che (in ogni epoca, scrittura o stile) è sempre connaturale alla grande musica.
                                                               Alessandro Conti

Si tratta di rivisitazioni radicali della scrittura glassiana, dislocata in un impianto tonale dotato di maggiore ambiguità e ampliata in un diverso respiro, in un'oscillazione nuova, forse meno imponente ed elegiaca di quella di Glass, ma più dinamica, cangiante e affilata.

I brani sono sfuggenti, scorrono rapinosamente attraverso le infinitesimali variazioni dinamiche e ritmiche, o si soffermano riflessivamente su singole "tonalità emotive", approfondendo il taglio, la venatura che l'idea di ogni brano sa imprimere sulla materia del suono.

sopra, William Duckworth info clicca
(Morgantown, North Carolina 1943 -  New York 2012)
in basso,
Howard Skempton info clicca
(Chester, UK 1947)

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