25 novembre - - TEATRO KEIROS

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25 novembre -

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Sabato 25 Novembre ore 21

Alessandro Conti
curriculum

Programma

 

Philip GLASS (1937)

 

Piano Concerto No. 2 “After Lewis and Clarke”, piano version by Paul Barnes

 

The Hours suite,
piano version by Michael Riesman

 

Orphée suite,
piano version by Paul Barnes

 

Trilogy Sonata,
piano version by P. Barnes

 


Progetto Glass
The Complete Piano Music

2. Transcriptions

Il secondo concerto del Progetto Glass è dedicato a quei lavori che il compositore americano non ha scritto originariamente per pianoforte, ma che sono stati “tradotti” in versione solistica da due dei suoi più importanti collaboratori:

Paul Barnes (pianista statunitense, rinomato interprete di pagine lisztiane e di una vasta schiera di autori contemporanei, per il quale venne commissionato il Secondo Concerto per pianoforte e orchestra e autore egli stesso della cadenza inserita nel terzo movimento dello stesso, The Land) e Michael Riesman (storico membro del Philip Glass Ensemble, che molto ha lavorato sulle colonne sonore che segnano la lunga collaborazione di Glass col mondo del cinema e dell’immagine in generale).

Si tratta di un appuntamento fondamentale per comprendere l’impressionante ampiezza e la diversificata ispirazione di un repertorio pensato per le destinazioni più varie. Innanzitutto una pagina concepita per una diretta realizzazione sinfonica, il Secondo Concerto, ispirato alla spedizione condotta da Meriweather Lewis e William Clarke, la prima a raggiungere la costa pacifica degli Stati Uniti via terra (1804-06). Si tratta di una riflessione sull’America stessa, attraverso la metafora della terra, dell’impresa visionaria del suo attraversamento e della sua mappatura.



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Al cinema è dedicata la seconda serie di brani, tratti dalla original soundtrack del film The Hours (Stephen Daldry, 2002), tratto dal romanzo omonimo di Michael Cunningham. La tonalità emotiva dei brani è fantasticamente ambigua, oscillando tra momenti di grande intensità, con masse sonore corpose e polifonicamente tramate, e inflessioni di profondo lirismo. Un’intimità raccolta ed estatica, per la quale il pianoforte era già originariamente la “voce” designata, essendo la suite nata come dialogo tra strumento solista e orchestra d’archi.  

La seconda parte del concerto si focalizza sulla produzione operistica di Glass, tra le più impressionanti nel panorama musicale contemporaneo.
Innanzitutto Orphée, opera ispirata al mito classico, al capolavoro di C.W. Gluck, ma scritta sulla base del film omonimo di Jean Cocteau. La memoria di Euridice si intreccia inoltre a quella autobiografica del compositore, colpito dalla morte improvvisa della moglie nel 1991, un anno prima della realizzazione dell’Orphée.

La Trilogy Sonata si radica invece su tre grandi capolavori del melodramma contemporaneo, ciascuno corrispondente ai tre movimenti che compongono il brano.
Il primo movimento è la trascrizione del Knee Play No. 4 da Einstein on the Beach. L’opera (che diede al Glass la prima, grande notorietà internazionale) è costruita su brevi frammenti di testo (poesia, estratti della teoria della relatività, o anche semplici sillabe) integralmente fusi col tessuto musicale, messi in scena attraverso gli spettacolari allestimenti di Rorbert Wilson (i knees erano appunto i cambi di scena che Wilson ideò come dei veri e propri intermezzi scenografici autonomi).

Da Satyagraha (finale del terzo atto) è tratto il secondo movimento della Sonata. L’opera, dedicata al Mahatma Gandhi (Satyagraha, “forza della verità”, è il termine abitualmente tradotto con non-violenza), si compone di tre grandi sezioni, ciascuna con al centro un protagonista del pensiero della satyagraha: Lev Tolstoj, Rabindranath Tagore e Martin Luther King. Come figura di testimone per i tre, è sempre presente sulla scena un personaggio dalle riconoscibili fattezze di Friedrich Nietzsche.

Infine la Danza dal secondo atto di Akhnaten chiude la Sonata. L’opera, in tre atti più epilogo, ritrae la vita del faraone Akhenaton (Amenhotep IV), e il suo tentativo di declinare la religione egizia in termini monoteisti.

Va aggiunto che se Orphée, assieme a La Belle et la Bête e Les Enfants Terribles, componeva un trilogia di opere ispirata alla filmografia di Jean Cocteau, Einstein on the Beach, Satyagraha e Akhnaten costituiscono una trilogia di ritratti, dedicati a coloro (Akhnaten, Einstein, Gandhi) che in vita portarono avanti una visione (religiosa, scientifica, politica) che travalicava il proprio tempo.

La pluralità dell’ispirazione, il confluire di elementi personali e religiosi nella scrittura musicale, la monumentale ampiezza del disegno creativo generale, l’impiego di una tecnica pianistica complessa e oltremodo articolata, al fine di poter rendere solisticamente tutte le linee di articolazione di una pagina sinfonica o corale - ebbene tutto questo, oltre l’insostituibile impronta assolutamente glassiana su ciascuno dei brani proposti, fanno di questa serata un appuntamento di straordinaria ricchezza musicale.

Alessandro Conti

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