26 marzo - TEATRO KEIROS

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26 marzo

QUESTO MESE > info in dettaglio

Domenica 26 Marzo ore 18

Elena Pavoncello
curriculum

Livia Zambrini
curriculum

programma

 

Wolfgang Amadeus MOZART

Sonata n. 21 in mi minore K 304
- Allegro
- Tempo di minuetto

 

Ludwig van BEETHOVEN

Sonata n. 1 in re maggiore op. 12 n. 1
- Allegro con brio
- Tema con variazioni. Andante con moto
 (la maggiore)
-  Rondò. Allegro

 

Ludwig van BEETHOVEN

Sonata n. 5 in fa maggiore op. 24
“La primavera”
- Allegro
- Adagio molto espressivo
- Scherzo. Allegro molto
-  Rondò. Allegro ma non troppo

 



Mozart, Beethoven
e la Sonata concertante



La sonata per pianoforte e violino così come la conosciamo oggi nasce negli ultimi decenni del Settecento dopo un lungo percorso formale ed espressivo: almeno per tutto il primo cinquantennio del secolo con l’espressione «Sonata per violino» si intende una composizione quasi sempre accompagnata dal clavicembalo ma nella quale lo strumento ad arco ha un ruolo assolutamente predominante, al punto che la parte destinata allo strumento a tastiera spesso non è neanche scritta per esteso, ma semplicemente annotata col solo basso numerato. Con la conclusione del periodo barocco questo tipo di sonata diventa più raro, anche se non ne mancano esempi fino quasi alla fine del secolo, mentre si afferma un modello di composizione che può essere visto come il suo esatto contrario: lo strumento a tastiera (il clavicembalo, ma anche il fortepiano e poco più tardi il pianoforte) domina la scena, e l’accompagnamento violinistico, a volte nemmeno obbligato e lasciato ad libitum, svolge una funzione di supporto quando non semplicemente decorativa.

È Mozart il primo compositore a percorrere in modo consapevole la strada della parità assoluta tra i due strumenti, in un rapporto di continuo e reciproco dialogo, saldando in una struttura perfettamente coerente e coesa le risorse espressive del violino e del pianoforte; ed è Beethoven a proseguire sulla strada da lui tracciata fino a giungere alla definizione di una forma che con la celebre Sonata op. 24, conosciuta come «La Primavera», consegna all’Ottocento un modello suscettibile di nuovi approfondimenti che giunge sostanzialmente inalterato nei suoi cardini (in particolare il pari contributo dei due strumenti al lavoro tematico) fino alle sperimentazioni del XX secolo. Questo nuovo tipo di sonata è stato definito «sonata concertante».




accanto, i compositori raffigurati
in due celebri dipinti:
Mozart nel ritratto postumo
di Barbara Krafft (1819)
e Beethoven visto
da Joseph Karl Stieler (1820)




È interessante notare come sia Mozart sia Beethoven si siano cimentati, da esecutori, con entrambi gli strumenti; ciò gioca un ruolo importante nella messa a punto di formule tecniche ed espressive di notevole varietà e profondità, in particolare per quel che riguarda la condotta dei due strumenti nei passaggi in cui non hanno la parte principale. È anche grazie a un simile formulario che il dialogo tra pianoforte e violino può essere fatto di continui scambi e assumere la sua caratteristica fluidità. Mozart era stato persino primo violino dell’orchestra di Salisburgo e aveva una tecnica sufficiente a eseguire anche le parti solistiche dei propri concerti, mentre Beethoven aveva studiato da ragazzo, a Bonn, con il cugino Franz Rovani, violinista della locale cappella. Entrambi, poi, erano abili suonatori di viola, Mozart soprattutto (vi sono notizie che suonasse la viola in quartetto, anche in formazione con Haydn).


All’epoca avere una conoscenza diretta degli strumenti ad arco era considerato necessario per un compositore. Saper scrivere musica che gli archi potessero realizzare senza troppi problemi costituiva un risparmio prezioso di tempo per le orchestre e apriva le porte del mondo dell’editoria musicale destinata ai molti dilettanti attivi nei maggiori centri musicali europei e a Vienna in particolare, dove Mozart e Beethoven svolsero la parte maggiore della loro attività.


Come pianisti, poi, entrambi erano considerati tra i migliori del loro tempo. I concerti per sottoscrizione nei quali presentava le sue rivoluzionarie composizioni per pianoforte e orchestra costituirono una delle fonti di reddito più significative di Mozart nei primi anni del suo soggiorno viennese; quanto a Beethoven, la sordità troncò una brillante attività pianistica nel corso della quale egli stesso aveva presentato al pubblico i suoi lavori più importanti per lo strumento a tastiera.


La Sonata in mi minore K 304 di Mozart può essere considerata (insieme alle successive K 378 e K 481) uno dei primi e più perfetti esempi di sonata concertante. Fu composta a Parigi nel 1778 in un momento difficilissimo della vita dell’artista, sotto shock per essere stato respinto dalla giovane cantante Aloysia Weber e per la morte della madre, avvenuta proprio durante il soggiorno (sostanzialmente fallimentare sul piano professionale) nella capitale francese. Forse anche queste circostanze biografiche contribuiscono a farne un unicum nella produzione di Mozart, per il carattere di doloroso, acuto drammatismo del primo movimento e la patina intensamente malinconica del Minuetto, lontanissimo da qualunque atmosfera galante.

Le due sonate di Beethoven, composte a cavallo tra i due secoli (nel 1798 la prima, nel 1800-1801 la seconda) si muovono sulla linea tracciata da Mozart ma con alcune importanti novità: l’ampiezza formale del primo tempo e delle variazioni nella prima, chiusa da un rondò a sette episodi introdotto da un tema di evidente carattere popolare, l’inconsueto clima di compiuta e distesa felicità del primo tempo della «Primavera» (il titolo, assai appropriato, le fu dato dall’editore Mollo di Vienna quando la pubblicò nel 1802), l’introduzione, ancora nella «Primavera», di uno Scherzo di ridottissime dimensioni e di fulminante espressività e di un celebre tema sincopato in tonalità minore nel lungo Rondò conclusivo. All’apertura del nuovo secolo la sonata concertante è così un modello formale ormai felicemente definito. Lo stesso Beethoven nei suoi lavori successivi e poi Schubert, Schumann, Brahms tra gli altri contribuiranno ad adattare questo modello al nuovo clima espressivo del Romanticismo.

Francesco Salvi


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