26 ottobre - TEATRO KEIROS

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26 ottobre

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Giovedì 26 Ottobre ore 20


Metropolis

cuore, pensiero, azione



Nel film del regista tedesco Fritz Lang si evidenziano problematiche relative ad un futuro dove l’uomo è schiavizzato dal potere e trasformato in macchina da lavoro. In questo mondo, gli operai sono “ipnotizzati” e condotti alla rivoluzione da un Robot seducente e senz’anima, copia identica di Maria, la vera rivoluzionaria che lotta a beneficio degli esseri umani e dei loro diritti. Freder, il figlio del padrone – finalmente consapevole, grazie al suo amore per Maria e all’empatia che prova nei confronti degli operai e dei loro figli – riuscirà ad essere tramite positivo nei  rapporti tra il padre e la classe operaia. Freder rappresenta l’amore come mediatore indispensabile tra il pensiero e l’azione.

Il messaggio del regista attraverso il pretesto della trama dell’opera cinematografica è quello di applicare  un meccanismo artistico comprendendo Arte Figurativa, Teatro, Architettura: azione d’ Artista che si propone di illuminare la visione del pubblico innescando in esso  meccanismi di lettura profonda di diversi livelli sovrapposti di significanza: suggestione, semplificazione e riconoscimento. Dal raggiungimento di questo passaggio, l’artista (Mediatore/Cuore) compie la funzione di rendere ‘attivo’ il singolo fruitore (Testa/Pensiero) a sintetizzare la sua individuale creazione aggiuntiva (Mani/Azione) di valore e significato all’opera divenendo egli stesso co-artista.

La funzione dell’Arte quale catalizzatore in una sorta di reazione per la deformazione ‘plastica’ della visione che le masse hanno  del mondo. L’influenza dell’artista quale contaminazione o semina tra  Pensiero (Testa) e Azione (Masse) si pone come indefettibile Mediatore (Cuore) tra Pubblico e Mondo.



Il termine caffè filosofico (dal francese Café Philosophique) rimanda agli anni del Settecento, quando era comune riunirsi nei salons e nei café per discutere di argomenti di diversa natura.



Pratica nata in Francia come esercizio dell'opinione, non confinato nei complessi problemi filosofici, ha subito varcato i confini nazionali, giungendo anche in Italia. La discussione, nei caffè o in luoghi non convenzionali, è pratica giunta fino ai giorni nostri.



Caffè filosofico

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Chiunque partecipi ad un Caffé filosofico può trascorrere una esperienza stimolante, appassionante, capace di arricchirlo e di fargli riscoprire quelle attività e quei valori che costituiscono i pilastri della cultura umana: l’uso della ragione e la convivenza civile.
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Il Caffè filosofico (o Café philò) contemporaneo nasce a Parigi nel 1992 ad opera del filosofo Marc Sautet che organizzava ogni domenica al Café de Phares, a Place de la Bastille, incontri con amici, conoscenti e curiosi per impegnarsi nello scambio di idee in stile filosofico sui più disparati argomenti.

  


Lo scopo principale di questa pratica filosofica è quello di filosofare insieme: il filosofo si mette a disposizione dei partecipanti, profani più o meno di conoscenza filosofica, per mettere in discussione punti di vista, opinioni comuni, risposte e soluzioni ritenute certe, perché la giusta posizione del filosofo è quella dell’interrogare, non affermare, ‹‹mettere in dubbio›› ciò che pensiamo di sapere, ‹‹vederci chiaro›› lì dove l’insensatezza, la contraddizione, il paradosso minano le nostre certezze.

   

In questo senso la filosofia rappresenta ‹‹uno stato d’animo, un modo di usare l’intelletto››. Il dibattito comune, nel quale ognuno può prendere parte, proporre la propria opinione, difenderla e sottoporla all’esame altrui, e la riflessione collettiva, che impegna ciascuno alla ricerca di una possibile soluzione della questione discussa, sono elementi essenziali caratterizzanti il Café philò. Pertanto questa pratica filosofica si configura come luogo adatto a riscoprire la fiducia nella ragione e nella democrazia, riconsegnando al filosofo (e alla filosofia) il suo ruolo perenne:


"La vocazione del filosofo non è di tacere. Non è ripiegandosi su se stesso che sostiene il suo ruolo, ma andando per la strada, in città, mescolandosi alla vita della gente, passeggiando nella piazza del mercato, tra la folla di venditori e imbonitori. Interrogando gli uni e gli altri. Discutendo. Non perché sa, perché dispone di un sapere superiore, ma perché invidia coloro che sanno o pretendono di sapere. Vuole sapere, ma non vuole essere ingannato. E, se ha una cosa da insegnare, è questa. Ha bisogno di applicazione, di metodo, attenzione, concentrazione, calma, ma anche del contrario: il confronto con la realtà, il rapporto con la gente, la sfida a coloro che abusano degli altri. La meditazione e la lotta. Il silenzio e il brusio. La solitudine e l’agorà ". (M. Sautet “Socrate al caffè”)

Attilio
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Federico
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