28 settembre - TEATRO KEIROS

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28 settembre

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Venerdì 28 Settembre ore 21

Filippo Tenisci
curriculum

Franz Schubert
(Vienna
1797 – 1828)

Robert Schumann
(Zwickau 1810 – Bonn 1856)

Romanticismo pianistico

programma

 

Franz SCHUBERT

Sonata n. 20 D 959

 

Robert SCHUMANN

Humoreske op. 20

 
 


Romanticismo pianistico


Una serata, un viaggio, un’escursione musicale attraverso le sublimi note di due grandi compositori del periodo romantico: Schubert e Schumann. Protagonista principale delle loro produzioni fu il pianoforte che divenne nel corso di tutto il 19esimo secolo lo strumento principe grazie all’allargamento del mercato che indusse i fabbricanti a costruire pianoforti più ricchi di suono, con una meccanica più perfezionata, un’estensione più ampia rispetto ai pianoforti del 18esimo secolo e al nuovo modo di concepire lo strumento ( ovvero non più una semplice tastiera ma una potenziale orchestra sinfonica).

La musica di Schubert per pianoforte è una vera e propria musica da salotto, le “Schubertiadi” erano appunto serate in cui il compositore viennese riuniva diversi amici e suonava alcune sue opere per loro. Benchè fosse vissuto solo 31 anni, egli lasciò centinaio e centinaio di lavori di qualsiasi tipo come i 600 lieder per voce e  pianoforte,quartetti, 9 sinfonie, trii,duetti,quintetti,messe, 21 sonate per pianoforte ecc.

Le ultime 3 sonate per pianoforte (Do minore D 958, La maggiore D 959, Si bemolle maggiore D 960) furono composte contemporaneamente nel corso del 1828 (l’ultima fu scritta appena due mesi prima della morte avvenuta il 19 novembre 1828). Da ricordare anche tra le ultime opere il quintetto d’archi e gli ultimi lieder. La sonata D 959 fu composta a Vienna il 26 settembre 1828 ed è formata da 4 movimenti: Allegro – Andantino – Scherzo. Allegro vivace – Rondò. Allegretto. Fu dedicata come per le sonate D 958 e 960 all’editore Johann Nepomuk Hummel con il quale Schubert sperava di entrare a far parte di un circuito editoriale. Particolare è l’atmosfera di questa sonata: dalle ansie, delusioni di quel periodo e sopratutto dalla povertà e malattia che il compositore aveva contratto all’età di 25 anni, non sembra ci sia la minima traccia (ad eccezione del secondo movimento) di questa sofferenza spirituale e fisica. Si percepisce invece un sereno distacco, una gioia tranquilla causata paradossalmente dal cumulo di sofferenze patite, quasi l’autore presentisse la l’ormai imminente liberazione dalla sua penosa condizione terrestre. L’intera sonata ha un forte carattere “beethoveniano” in particolare nel primo (in forma sonata) e terzo movimento. Interessante è la grande affinità tra il secondo movimento e il Pilgerweise lied del 1823.


Nell’opera di Robert Schumann, come già detto, un posto di grande rilievo occupano le composizioni pianistiche: sono per pianoforte tutti i suoi lavori pubblicati fino al 1840 (dall’op 1 all’op 23). I brani di ciascun ciclo schumanniano, talvolta brevissimi e d’espressività al massimo concentrata, si dispongono in un continuo e capriccioso alternarsi di stati d’animo diversi e contrastanti. La scrittura pianistica di Schumann, caratterizzata da slanci impetuosi e tumultuosi da un lato, da un’atmostera delicata e sognante dall’altro, pretende dall’esecutore il massimo dell’impegno, da un punto di vista sia tecnico che interpretativo. Il fatto tecnico non è mai fine a sè stesso, il ritmo è preciso, ma richiede un massimo di elasticità da parte del pianista, mentre frequenti sono le linee melodiche frammentate e pur sostenute quasi sempre da un’enfasi lirica che investe l’intera composizione.  Molta attenzione riserva Schumann alla individuazione e allo sfruttamento dei valori timbrici del pianoforte in particolare nell’uso molto controllato del pedale di risonanza (fu uno dei primi compositori a specificarne l’uso in maniera sistematica e non sporadica).

Quando si parla dell’Humoreske op 20 in Si bemolle maggiore composta nel 1839 è opportuno citare le parole stesse dell’autore in una lettera dell’11 marzo 1839 indirizzata alla moglie Clara Schumann ( 1819 -1896): «Tutta la settimana sono stato al pianoforte e ho composto, riso e pianto allo stesso tempo; troverai l'impronta di tutto ciò nella mia grande Humoreske».  Con il termine "Humoreske" Schumann si riferiva al pendolo sentimentale, a quella ironica compresenza umorale che è il primo centro della sua invenzione poetica.  L’intera opera è divisa in 7 sezioni: Einfach, Hastig, Einfach und zart, Innig, Sehr Lebhaft, Mit einigem pomp, Zum Beschluss.  Tutta l’Humoreske è un continuo alternarsi di momenti bruschi a momenti intimi e cantabili, da momenti di forte pathos ad un forte spirito burlesco. Molte sono le somiglianze ritmico/melodiche con l’Arabesque op 8 e la Kreisleriana op 16.

Filippo Tenisci

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