30 novembre - TEATRO KEIROS

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30 novembre

QUESTO MESE > info in dettaglio

Giovedì 30 Novembre ore 21

Daniele Boidi
curriculum

Luciano Boidi
curriculum

 

Programma

 

Frédéric CHOPIN

Ballata n. 1 op. 23 in sol minore

Ballata n. 2 op. 38 in fa maggiore-la minore

Ballata n. 3 op. 47 in la bemolle maggiore

Ballata n. 4 op. 52 in fa minore

 

Robert SCHUMANN

Novelletta op. 21 n. 8 in re maggiore

 

Franz LISZT

Étude S.140 in sol diesis minore n. 3
(Grandes études de Paganini)
“La Campanella”

dai '12 Studi d’Esecuzione Trascendentale':
n. 1 - Preludio in do maggiore

n. 2 - Molto vivace in la minore

n. 3 - Paysage in fa maggiore

n. 4 - Mazeppa in re minore

 

in alto, Chopin ritratto da Maria Wodzinska nel 1835;
Schumann in un disegno di Adolph Menzel
(da un dagherrotipo di J. A.Völlner,1850);
accanto, Liszt nel dipinto di Henri Lehmann (1839)



Gli amici romantici

A partire dal 1820-30 la letteratura pianistica lasciò sempre più da parte le sonate per coltivare forme più brevi, di architettura semplice, in cui bruciava con rapida fiamma il fuoco di un'ispirazíone a volte intensa, a volte notturna, spesso inquieta. L'intimismo lirico prediligeva le improvvisazioni, le forme brevi del preludio, del notturno, delle danze; ricercava il suono perlato, soffice, raffinato; evitava la folla, si rifugiava nei salotti e si confessava di fronte a pochi amici. Invece l'acrobatismo virtuosistico amava le forme più ampie del capriccio, dello studio da concerto, delle fantasie e dei pot-pourris su celebri motivi d'opera; scatenava grosse sonorità, tempeste di note, uragani di accordi e di arpeggi; cercava la folla, il trionfo, mandando in delirio le platee.

In F. Chopin il suono del pianoforte si identifica con l'essenza dell'ispirazione. Chopin impreziosì la tavolozza armonica dando alle melodie un respiro lungo, una duttilità che arrivava fino all'impalpabile trasparenza dell'arabesco. Egli accettò le forme care all'intimismo lirico che aveva trapiantato nei salotti della buona società: il notturno, il valzer, l'improvviso, lo scherzo; vi aggiunse altre forme nate o rinate dalla sua nostalgia per la patria: la mazurka, la ballata, la polacca. Le quattro Ballate coprono tutta la fase migliore della creatività del compositore polacco, dal 1831 al 1842, pagine innovative e complesse da tutti i punti di vista (formale, strutturale, strumentale), ammirate dagli amici Schumann - seconda ballata a lui dedicata - e Liszt - a cui dedica gli Studi op. 10 -, nelle quali il denso, spesso febbrile clima emotivo è implicitamente animato dalle ballate poetiche dello scrittore Adam Mickiewicz, all’insegna di un intenso, estatico rapporto con la cultura della terra d’origine.

Nelle composizioni per pianoforte R. Schumann diede vita alla parte più pura del proprio genio. Per la prima volta si può applicare a un musicista la parola musicista-poeta, non solo per il carattere della sua musica, ma anche per le considerevoli influenze letterarie che sono all'origine di quell'arte. L’ottava ed ultima Novelletta di Schumann è sicuramente la più ricca e diversa dell’intera raccolta, quella che più di ogni altra mette in mostra l’inesauribile fantasia inventiva del compositore e che rammenta molti episodi consimili nella produzione schumaniana come Carnaval e Kreisleriana. Si ritrovano inoltre a confronto le figure di Eusebio e Florestano che rispecchiano le due anime di Schumann: Eusebio l’aspetto timido e riflessivo, Florestano quello esuberante e impetuoso.

La rivoluzione del pianoforte iniziata da Chopin, giunse a compimento con la comparsa del pianista più grande che la storia abbia mai avuto: F. Liszt. Senza abbandonare le conquiste che Chopin aveva realizzato così magistralmente nel campo della poesia e del cantabile, Liszt riuscì a far uscire il pianoforte dalla sfera chiusa dei salotti e delle piccole sale da concerto per avviarlo in breve tempo verso vaste platee, davanti a migliaia di ascoltatori. La forte immaginazione pianistica permise a Liszt di adattare e trasferire sullo strumento la tecnica violinistica trascendentale di Paganini: è esemplare la sua trascrizione della Campanella, che traduce con ingegnosi procedimenti gli ampi salti di intervalli, i glissando, i pizzicato. I 12 Studi d’Esecuzione Trascendentale sono uno dei cicli di composizioni dove meglio si può vedere la ricerca svolta dal compositore ungherese di estrarre dal pianoforte nuove possibilità espressive, anche andando contro i modi più ortodossi e consolidati del pianismo.


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