30 sett.-01 ott. - TEATRO KEIROS

Vai ai contenuti

Menu principale:

30 sett.-01 ott.

QUESTO MESE > info in dettaglio

Ven.30 Sett./Sab.01 Ott. ore 21

Monica Di Reda  -  Luciano Masala
Barbara Fiani - Rossella Grimaldi


Massimo Lello

il docente




La carriera teatrale di Massimo Lello (Milano, 15/12/’59) si articola fondamentalmente attraverso tre decenni, dal 1979 ad oggi.
Si avvale di esperienze con attori e registi del teatro classico e tradizionale (Renzo Giovampietro, Glauco Mauri, Mario Scaccia, Pino Micol) e con quelli di una corrente  più innovativa  (Giancarlo Sepe, Marco Mattolini, Alessandro Gassmann, Alvaro Piccardi, Flavio Bucci, Armando Pugliese). Tra le tante opere cui ha preso parte (più di 50) ricordiamo in particolare tre spettacoli che sono entrati di diritto nella storia del nostro teatro: Uno, nessuno e centomila (tre anni di repliche con esauriti ovunque e Flavio Bucci protagonista) Processo a Socrate (di e con Renzo Giovampietro, vincitore del Biglietto d’Oro e della Maschera d’Oro) e La parola ai giurati (spettacolo-evento, vincitore di numerosi premi anche al regista-protagonista Alessandro Gassmann).
Davanti alla macchina da presa ha al suo attivo la partecipazione a una ventina di fiction, ad alcuni lungometraggi e a un mediometraggio di grande importanza civile, La tana del Bianconiglio della giovane filmaker Linda Parente, una struggente storia d’amore sul post-terremoto dell’Aquila del 6 aprile 2009 che lo vede protagonista accanto a Maria Grazia Cucinotta. Esperienza che gli è valsa il premio come miglior attore al Mendicino Film Festival nel 2012.
Nei panni di regista ha messo in scena un singolare monologo di Giuseppe Manfridi, Il fazzoletto di Dostoevskij, nel 2014.
I numerosi sceneggiati radiofonici per la RAI e alcune importanti esperienze come docente teatrale completano il quadro professionale di questo poliedrico artista.


Le confessioni

di AA. VV.


Note di regia


La rappresentazione di fine anno del nostro corso teatrale è composto da quattro monologhi tratti da uno spettacolo cult dei primi anni ’90: “Le confessioni”; trenta monologhi di altrettanti autori all’epoca molto rappresentati nei nostri teatri, da Giuseppe Manfridi a Edoardo Erba, da Vittorio Franceschi a  Mario Moretti, da Roberto Cavosi a Luca De Bei, solo per citarne alcuni.

La messinscena di Walter Manfrè, regista molto innovativo, si avvaleva di una curiosa impostazione: quindici attori e quindici attrici recitavano il loro brano inginocchiati davanti ad altrettanti improvvisati spettatori-sacerdoti seduti al di qua del confessionale; uno spettatore ascoltava la confessione di un’attrice e una spettatrice quella di un attore. Per incrementare la forza drammaturgica di quei racconti così intimi, agli spettatori uomini non era permesso “confessare” gli attori uomini, così come alle spettatrici non era permesso “confessare” le attrici donne. Una campanella segnava la fine del “turno” (ed era perciò indispensabile che la durata dei monologhi fosse pressoché identica) tutti gli attori si alzavano dal loro confessionale e saltavano di un posto. In questo modo ogni spettatore poteva assistere a tutti e quindici i monologhi a strettissimo contatto con ciascuno degli attori senza alzarsi dalla sua sedia.

Questa scelta (di grande innovazione per l’epoca) fu molto gradita e lo spettacolo ebbe un grande successo in tutti i più importanti teatri italiani con rappresentazioni che si protrassero per diverse stagioni.

Il perché della scelta di questa pièce è molto semplice. Il monologo è una forma drammaturgica che abitua l’attore, o aspirante tale, ad una forte centratura ed è quindi più semplice per l’allievo concentrarsi sulle tecniche apprese durante il corso. Nello stesso tempo penso che riuscire a esibirsi davanti a un pubblico pagante con una forma di rappresentazione cosi temuta come quella dell’ io monologante possa essere di grande soddisfazione per un principiante.

Il pubblico è chiamato, in questa edizione semplificata, a rappresentare un unico “corpo sacerdotale” e gli allievi si rivolgeranno sì a un finto sacerdote d’appoggio seduto in prima fila, ma contemporaneamente cercheranno di coinvolgere nelle loro storie di sofferenza e peccato, a volte molto crude e dilanianti, tutti i presenti in sala.

Massimo Lello



.

 
Torna ai contenuti | Torna al menu